Verde, rosso e…frisella

Penne&Pomodoro

Piccoli sforzi, grandi soddisfazioni.
La frisella in menù accontenta tutti i palati (e, per la velocità della sua preparazione, anche le persone più pigre), a patto che gli ingredienti siano di stagione. Freschi e, possibilmente, a chilometro zero.

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L’ho imparato sulla mia pelle: quando ho cominciato a sfidare mio cognato ai fornelli, ho capito che, innanzitutto, è fondamentale riconoscere la bontà della ‘ciambella’ biscottata al primo sguardo, quando ancora è tra gli scaffali del market. Leggo con attenzione l’etichetta: farina integrale, sale, lievito. La forma è quella ‘standard’: si presenta come un grosso e piatto tarallo croccante, largo quanto un palmo della mano. E’ perfetto per soddisfare la mia fame e ideale come pasto leggero, poichè povero di grassi. Solitamente ne faccio una scorta: un invito all’improvviso, due ortaggi da abbinare, magari del tonno e il ‘gioco’ è fatto. Easy e poco impegnativa come cena: chi non è d’accordo?

Il secondo step riguarda il condimento: anche in cucina, come in architettura, vale il concetto ‘less is more’ (meno è meglio).
Applico il minimalismo per praticità, lo confesso. Ma – se vogliamo dirla in tutta sincerità – è un approccio gastronomico che ha radici molto antiche: dalla cucina essenziale delle massaie in tempo di guerra alle restrizioni dei nostri nonni, che si nutrivano spesso di solo pane e cipolla. Un insegnamento che sento di aver ereditato.

Non transigo sulla qualità del pomodoro: dev’essere un tondo perfetto, di colore rosso fuoco, con la buccia tenera, succoso (non morbido) al tatto e dolce al punto giusto.
Esigente? Sempre quando si parla di mangiare.
Precisa? Anche. Cronometro alla mano, conto 40 secondi di immersione in una ciotola con acqua salata, a temperatura ambiente: è la cosiddetta ‘sponzatura’ (dialetto pugliese che significa spugnatura), la frisella si ammorbidisce, ma non perde la sua croccantezza.
Scolo l’eccesso, la dispongo su un piatto piano e la condisco semplicemente con l’olio extravergine di oliva dal gusto deciso, una manciata di pomodori tagliati a metà e leggermente premuti per far scendere il succo, due o tre foglie di basilico e, in ultimo, una spolverata di origano raccolto sul Gargano: il profumo che sprigiona il vasetto che ho in dispensa è l’incipit del viaggio culinario di cui noi meridionali siamo tra i migliori interpreti.

I passaggi sul tagliere sono veloci, quasi quanto il tempo che impiego per tagliare il primo boccone e portarlo alla bocca, dove sparisce in pochi secondi.

E già hai voglia di un’altra frisella.

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