Sotto il sole d’agosto: destinazione relax

appunti di viaggio

Ho trascorso gran parte dell’ultimo inverno a sognare le vacanze estive, perché – mai come quest’anno – sentivo il bisogno di una tregua dalla ‘routine’: dall’incubo del lockdown, dall’ansia del coprifuoco, dal fantasma della zona rossa e dalla fobia dei divieti.
E quando, ad agosto, mi sono ritrovata in macchina, con il naso appiccicato al finestrino, a due passi dalla prima delle tre tappe programmate, ho raccomandato a me stessa: ‘vivile’.

Dove andiamo quest’anno?

La caccia alle mete (con le prenotazioni agli hotel e la definizione degli itinerari) è la fase del viaggio che più mi piace: contano le esigenze (open space, privacy, comfort) e la necessità di ‘evadere’, il piacere della scoperta e l’opportunità di aggiungere al mio diario di bordo altre esperienze.
Come da tradizione, a metà febbraio a casa scatta l’ora X: il momento della ricerca.
Non un’operazione semplice per una che, in fatto di hotellerie, ha i gusti difficili: la pulizia (che non è mai abbastanza), la cortesia (a volte un optional), lo charme (lo ammetto, subisco il fascino dei boutique hotel), l’area wellness (se non me la godo in ferie, che vacanza è?!), la connessione wi-fi (diciamolo, per postare gli scatti più suggestivi su IG), gli appuntamenti a tavola (il mio peccato di gola), l’intrattenimento e le attività (insomma, l’avrete capito, io con le mani in mano non ci so stare!).
In soccorso, arrivano gli appunti di viaggio, le Lonely Planet, gli atlanti geografici e gli albi illustrati, le recensioni, le app – come SLH, il marchio dell’ospitalità (gli hotel selezionati qui hanno su di me lo stesso effetto del miele con le api) – e le community.

Primo giro di giostra

“La meta è partire”, Giuseppe Ungaretti.
Dopo giorni di consultazioni (un tam tam da far invidia al Presidente della Repubblica) – che mi hanno visto aggirarmi sul web con una destrezza paranormale – dichiaro il mio obiettivo: un mountain resort nel cuore delle Dolomiti, con vista mozzafiato, una area spa e una cucina gourmet.
Con l’orgoglio di chi ha vinto una strategica manche a Monopoly, isso la mia prima bandierina della stagione al Bellevue di Cortina, scelto per l’immagine che, sin da subito, ha dato di se’: impareggiabile per bellezza, stile e servizi. Dal salotto di casa, l’ho studiato nei minimi dettagli: cercavo una struttura centrale, ma non immersa nel caos urbano, un hotel che fosse accogliente, ma non dispersivo, storico, ma non démodé.
E’ stato amore a prima vista e all’arrivo – dopo circa 840 km di ‘cammino’ – il mio progetto ‘vacanza’ prende forma: succede tutto in un istante. Neanche al turista più distratto può sfuggire la parete di roccia che fa da cornice al paesaggio: la vista fa salire l’adrenalina, l’aria cristallina che mi ‘punge’ il viso e il freddo che tempra il corpo, la mente e lo spirito fanno esplodere quel desiderio (sopito) di tornare a esplorare una nuova dimensione e a rompere gli schemi a cui mi ero abituata negli ultimi mesi.

Foto Hotel Bellevue
In alto a sinistra: la General Manager dell’Hotel Bellevue di Cortina Carmen Del Pezzo

All’ingresso di corso Italia, e incorniciato dal tipico paesaggio ampezzano, l’Hotel – a mio parere – batte la concorrenza per diverse ragioni: per la sua posizione strategica, capace di mettere in connessione mondanità e relax, per uno stile rustico, di cui la hall e le camere sono gli interpreti principali e per una recente operazione di restyling che ha saputo far dialogare nell’arredo tradizione e contemporaneità. Una mossa vincente che porta la firma della General Manager, Carmen Del Pezzo, (italiana nel sangue, di formazione tedesca, professionista globetrotter, con la passione per le cime di rape) che mi ha riservato delle conversazioni amichevoli davanti a un calice di Franciacorta e una ‘degustazione’ di suggestioni, performance e dialoghi che hanno reso il mio soggiorno lì davvero esclusivo.
“Ci sono e ci saranno sempre degli elementi fortemente iconici qui, ma io ho voluto esprimere tutto il mio know how appreso negli anni (Milano, Venezia, Cina, Russia solo per citare alcune delle sue esperienze, ndr) e alla fine ho capito che mancava un tocco di femminilità: estetica, calore, famiglia, coccole”. Conoscenze trasferite con passione e dedizione all’intero staff.
Carmen Del Pezzo ha capito qual è la necessità dell’ospite: un risveglio rilassato. “I nostri clienti contano di poter riposare in un letto comodo e dotato di ogni comfort, dalla biancheria, agli accessori fino al set di cortesia. E io esaudito questo desiderio”. Anche la cucina gioca al Bellevue un ruolo centrale: dalla nuova sala per la colazione – ricercata e internazionale, dove il pastry chef sforna lievitati e croissant impeccabili e deliziosi – al dehor con vetri insonorizzati, che ho vissuto per appetizer, merende e pranzi a cielo aperto, da cui ho ammirato lo skyview alpino, fino agli ambienti eleganti del ristorante Stella Polare chiamato a rispettare i ritmi lenti della natura in un contesto raffinato e di autentica accoglienza. Il modo migliore per concludere una giornata sportiva, all’insegna del fine dining.

Sintetizzando, il mio confortevole rifugio per riprendermi dai ritmi delle mie mattinate esuberanti: gite in jeep alla conquista di vette, di specchi d’acqua e di locande su terrazze in alta quota, passeggiate su strade sterrate, tour emozionanti con le gambe a penzoloni e comodamente seduta sugli impianti di risalita, hiking e trekking per una escursionista volenterosa, appassionata ma pur sempre delicata.

“LA MONTAGNA È UN MODO DI VIVERE LA VITA. UN PASSO DAVANTI ALL’ALTRO, SILENZIO, TEMPO E MISURA”, Paolo Cognetti.
Facendo fede alle parole del Premio Strega 2017, mi sono avventurata alla scoperta delle Cascate di Fanes, del Lago del Sorapis, del Rifugio Son Forca sotto al Monte Cristallo (tra i più belli delle Dolomiti), del panorama del Passo Giau e dell’indimenticabile pranzo da Aurelio che ho apprezzato nell’accogliente sala, con vista panoramica sull’Averau, il massiccio del Sella e la Marmolada, dei castelli di Brunico e di Tures e infine delle tradizioni culinarie che mi hanno spinto fino alla vicina regione del Cadore. Precisamente da Gurmont, dove ho rallegrato il palato con salumi, sottaceti e sottoli. “Ti faccio assaggiare una specialità”, è l’invito che mi rivolge Fabio Tabacchi, apicoltore e owner della gastronomia amata dai turisti di ogni parte del mondo. La pendola (fettina di carne affumicata, aromatizzata con erbe di montagna come pepe e ginepro) mi viene servita accompagnata da un calice di pinot nero di Pian delle Vette, “crudo come la montagna”. E’ deliziosa, penso mentre in pochi bocconi termino la mia prima portata.

Foto Gurmont
Da Gurmont con Fabio Tabacchi

Il tagliere che Fabio mi ha riservato rispecchia la cultura gastronomica regionale: ci sono i formaggi dal tipico profumo fresco dei pascoli di montagna (buoni, buonissimi, impossibile resistere), alcuni prodotti da forno (la mia trasgressione) e altre prelibatezze locali. Mi lascio tentare. In fondo l’indomani mi aspetta un’altra ‘arrampicata’.

Prima di mettermi in macchina, per rientrare soddisfatta alla base, faccio una scorta alla ‘pugliese maniera’: pacchetti regalo per la famiglia (confetture, sughi e ragù, zuppe e vasetti di leccornie introvabili al sud, come il radicchio delle Dolomiti) e souvenir golosi per la mia dispensa, per attutire i picchi di nostalgia che accuserò in inverno.
La cucina ha nella scala delle mie priorità un posto di privilegio, ma non potrà mai offuscare la mia passione per lo shopping. Dall’abbigliamento alla creatività artigianale, Cortina è capitale del turismo mondano e centro nevralgico per gli acquisti ricercati e di qualità: lo ‘gridano’ le vetrine dei marchi di lusso e quelle delle boutique che selezionano brand d’alta moda e di tendenza. Per affrontare questa ennesima scoperta mi lascio guidare dalla penna di Francesca Cresta, editrice di Cortina Magazine, la ‘bibbia’ della movida ampezzana o, meglio, la rivista ambasciatrice di uno stile di vita esclusivo: gli indirizzi da non perdere, l’analisi degli aspetti più autentici del territorio, i locali da frequentare, gli aperitivi da degustare, le attività da praticare e ancora i profili delle realtà imprenditoriali che hanno reso unica e inimitabile la Regina della Dolomiti, i nomi da appuntare in agenda, i reportage fotografici.

Conservo, con estrema gelosia, ancora una copia del mese di agosto: sfogliandola colgo tutta l’atmosfera che ho respirato anche al corner shop al civico 7 di via Battisti – tra le mura del Lab 2021 – un concept inaspettato, rivoluzionario e irresistibile, che è una sorta di quartier generale della direttrice del magazine. Resto affascinata dall’estremo gusto di ciò che impreziosisce le mensole dello showroom: creazioni di stilisti cosmopoliti, artisti e mercanti d’arte, “dall’oggettistica all’abbigliamento, passando per profumi e articoli sportivi, fino ai piccoli dettagli di interior design, i diversi brand sono riuniti in un unico negozio per un colpo d’occhio d’insieme che ben rappresenta lo slogan unconventional shop!”.
Colpo di fulmine.

Uscire&scoprire:
– Dove dormire. Hotel Bellevue, Corso Italia, 197 – Cortina d’Ampezzo (BL)
– Dove mangiare. Stella Polare; Chalet Tofane, Ristorante Rifugio da Aurelio al Passo Giau, Rifugio Croda da Lago.
– Dolci. Pasticceria Alverà.
– Aperitivo. Hotel de la Poste, Villa Sandi-Bottega del Vino, La Suite.
– Shopping. Franz Kraler, Lab 2021, Libreria Sovilla, La Cooperativa di Cortina, Bartorelli Gioiellerie, Marinotti, Bredo Abbigliamento.

Andamento lento in Valle d’Itria.

Il riposo, dopo l’allenamento, è fondamentale. Lo raccomandano tutti i personal trainer.
E così, lasciate alle spalle le Dolomiti, le malghe e le tisane (roventi) dopo pasto, a Ferragosto io e Robi ci siamo ‘rinchiusi’ in un’oasi di relax tra trulli e cummerse, nel cuore della Valle d’Itria. Volevo che il mio soggiorno restasse un segreto, ma non ho potuto fare a meno di condividere con famiglia, amici e smartphone la bellezza di Ottolire e del magnifico contesto in cui si inserisce.

“Nella Puglia riscaldata dal sole e bagnata dal mare cristallino, in un paesaggio fiabesco fatto di immense distese di uliveti secolari…”
La notizia è che qui è davvero tutto autentico, buono e bello. L’ho percepito al primo sguardo e ne ho avuto conferma quando, riflettendo sul concetto ‘vacanza’, mi sono domandata: cosa mi fa stare davvero bene? Quante volte me lo sono chiesta, specialmente quest’ultimo anno. La risposta l’ho trovata nella (ri)scoperta delle relazioni, che si basano sui sentimenti: intrecciare l’accoglienza, il legame con l’ambiente, la connessione con la natura e i prodotti dell’orto, l’alleanza con il silenzio dell’aperta campagna, l’affiatamento con il ritmo slow delle giornate trascorse in piscina. Posizione nel verde, zero stress e cuore in pace.

La vista, poi, è tutto tranne che qualcosa di soggettivo: querce, fragni e piante mediterranee fanno da cornice a una struttura di una bellezza senza filtri. E poi le camere, che sono le caratteristiche abitazioni della Valle d’Itria, realizzate in pietra locale secondo le antiche tecniche tramandate da sapienti artigiani. Anche la terra richiama la mia attenzione: è rossa e ospita alberi da frutto, erbe aromatiche, piante selvatiche e ortaggi che Vincenzo Digiuseppe utilizza nei suoi piatti, stagione dopo stagione.

L’energia dei campi coltivati dal padrone di casa con grande impegno e la passione dello chef per il foraging sono defluite in una vera e propria filosofia gastronomica: il menù del ristorante – d’estate ospitato sulla terrazza a picco sullo specchio d’acqua artificiale – è una narrazione estremamente sensoriale di questo angolo di Puglia scompigliato dal vento, circondato da ampie distese di uliveti e profumato di rosmarino.

Otium, questo (s)conosciuto

E quando il Covid non esisteva, era possibile partecipare a delle speciali cooking class dedicate ad alcune tradizioni della cucina locale, facili da preparare in gruppo: la focaccia, il pane di grano duro, la pasta fatta in casa e i biscotti ‘della nonna’.
Io le chiamo coccole. Nel resort – a pochi passi da Cisternino e Locorotondo – queste attenzioni sono all’ordine del giorno. E io me le godo a tutte le ore. Il solarium sul prato che odora di vigna, la camminata nel bosco, persino le passeggiate accanto ai muretti a secco che incorniciano le contrade e i trulli di questa porzione di territorio.

Non mi dilungo sui bagni di sole nè sugli aperitivi a bordo piscina (cosa c’è da aggiungere alle immagini): credo, però, di dover spendere due parole sulla qualità delle attività previste, per ritrovarsi, rilassarsi, rigenerarsi e rallentare in tutti i sensi. Affidate a una professionista doc, che ‘cura’ il cuore oltre che il corpo, le proposte wellness e le attività outdoor sono un’iniezione di felicità: yoga, pilates, acquagym, pedalate in bicicletta e ancora, nel piccolo trullo-spa – trasformato in un grazioso tempio della remise en form – trattamenti, massaggi e insegnamenti dedicati alla sana alimentazione per migliorare il benessere psico-fisico.
Il romanticismo è assicurato, con gli opposti che si attraggono: ambienti molto intimi e ampi open space dove passeggiare lontano dal rumore di un turismo tipicamente estivo.
Una semplicità che mi stupisce ogni anno.

Uscire&scoprire:
– Dove dormire. Ottolire, Locorotondo.
– Dove mangiare. Locorotondo: Ottolire RistoranteGoodo, U’ curdunn. Cisternino: Bell’Italia. Ostuni: Osteria del tempo perso, Taverna della gelosia; Savelletri di Fasano, Masseria Torre Maizza.
– Aperitivo. Cisternino: Frisellanna. Locorotondo: Barba, baffi e pellicce, Mandragora. Torre Canne: Cala Maka.
– Gelato. Martina Franca: Latteria Del Ringo. Locorotondo: Kidor – Les Fleurs .
– Shopping. Locorotondo: N’Claud, Fiori Stesi Al Sole, Wine shop I Pastini, Luci del Sud, Ceramiche pugliesi. Grottaglie: Enza Fasano.

Rosso come il Chianti

C’è ancora un ultimo giro di giostra insieme. E, incredibilmente, è stato come accomodarsi su una ruota panoramica.
Il place to be degli amanti del vino. 
Ho scoperto un punto strategico nel cuore della Toscana, un belvedere sulle campagne senesi, (ma ce ne sono diversi, basta saperli cercare!) da dove è possibile ammirare un luogo leggendario: il Chianti. Pochi territori sanno conservare lo stesso mito e lo stesso fascino della regione del Gallo nero, marchio-logo del vino prodotto esclusivamente in questa zona.

Sporgersi da queste terrazze naturali a picco sulle sue ampie distese di vigneti ed oliveti è diventata un’attrazione da non perdere: immerse nel verde dei boschi, dove spuntano castelli medievali e borghi fortificati, le colline eterne del Chianti sono tra i paesaggi più amati (e fotografati) al mondo da turisti, artisti, scrittori e fotoreporter.

La ricerca di cantine da visitare e vini da degustare è l’occasione per scoprire luoghi incredibili per fascino e storia: come il Relais Della Rovere, dimora storica di Papa Giulio II nel 1400, alle porte del Colle Val d’Elsa. Questo angolo di tranquillità e benessere è stato il mio soggiorno: arredi d’epoca, natura silenziosa e tutto il comfort contemporaneo, con piscina, Spa e il suggestivo ristorante, capace di celebrare con i suoi piatti la tradizione enogastronomica locale. Perdersi, all’alba (il momento preferito per fare ‘light sport’), tra i vicoli del borgo antico – arroccato su una montagnola – è stata una delle esperienze più poetiche della vacanza: potevo fissare a lungo portoni e facciate medievali, ruderi e dettagli di epoche fin troppo lontane, targhe decorative, archi smerlati, ponti e eleganti palazzi rinascimentali.

Foto dell'osteria di Tenuta Perano
Alcuni dettagli dell’Osteria Perano. In basso i Bottoni di Senatore Cappelli fatti in casa ripieni di faraona, con salsa di datterino al profumo di limone dello chef Leonardo Spaccavento.

Il nostro lungo weekend rural – ma molto chic – si è messo sulle tracce di Frescobaldi e del sogno di una famiglia (che da settecento anni produce vino in Toscana) di condividere, cioè, lavoro, emozioni e passione attraverso i loro vini. L’itinerario scelto quest’anno ci ha portato nella Tenuta Perano, “una tenuta unica, in una delle zone più vocate del Chianti Classico”.
E quello che si è aperto davanti ai nostri occhi è stato un vero proprio anfiteatro naturale: quella distesa divina di acini violacei a perdita d’occhio ha, contestualmente, rilassato la mente e solleticato il palato.
Partecipare a una degustazione in cantina – massima espressione del turismo rurale – è un’esperienza sensoriale: un’attività fatta di tappe semplici, ma altrettanto nobile come, ad esempio, una passeggiata ‘religiosa’ tra i filari, su un terroir particolarmente favorevole, o una visita nei sotterranei, dove avviene la produzione del Sangiovese tra botti e moderne tecnologie e, per finire in bellezza, l’attesissima sosta ai tavoli dove un giovane e promettente staff sa come essere ospitale e accogliente.

La nostra prima eno-degustazione guidata della stagione è un successo: non un tour, ma un viaggio dei sensi, tra ambienti eleganti, dalle tonalità fiabesche e di gran classe (riportatemi nel dehor all’inglese), tra calici di rosso brillante, taglieri e primi piatti della tradizione culinaria toscana, dal gusto esaltante, dall’effetto cromatico stimolante e dal notevole equilibrio di sapori.

En plein air

“Mi piace lo spirito del ritrovarsi, la convivialità senza fronzoli, la presenza dei fiocchi di neve, quella delle mura spesse, tenendo in mano un bicchiere di vino per un paio d’ore di assoluta serenità”.
E’ parafrasando Virginia Woolf che mi ritorna in mente il Castello di Ama, una tenuta di straordinaria bellezza a Gaiole in Chianti. La sua unicità è rappresentata dal progetto artistico di cui la cantina toscana è ambasciatrice: installazioni di arte contemporanea – capaci di dialogare con il territorio – tra culture, dipinti e opere di design, che hanno trasformato il borgo di origine etrusca in un suggestivo museo en plein air.

Castello di Ama
Alcuni dettagli del Castello di Ama e un particolare dell’installazione ‘Sulle vigne: punti di vista’ di Daniel Buren

Gli ingredienti di una vacanza slow

“Un importante ingrediente della ‘ricetta’ di Ama è la calma”. E’ l’invito che l’azienda rivolge ai suoi visitatori: e, così, munita di ‘lentezza’, prima di pranzo, mi avvio verso quell’itinerario a metà strada tra fato e realtà, storia e leggenda. La mia passeggiata in questo luogo fuori dal tempo si affida alle emozioni e alla scoperta: ci sono i filari di alberi, i vicoli, gli ambienti di epoca, la purezza dei grappoli, gli incomparabili scorci delle colline del Chianti e le esposizioni artistiche.
E’ il profumo del ragù toscano che mi conduce verso Villa Pianigiani, ricca di storia e con una delle viste più belle della zona, dove ad attendermi c’è un menù attento, tradizionale ma sempre ricercato: dal terrazzino (passando attraverso stanze di charme con complementi di pregio) mi godo il panorama (una superficie a vigneto di circa 75 ettari) e le pappardelle.
Il bello e il buono.
Passo e chiudo.
Si torna a casa.

Uscire&scoprire:
– Dove dormire. Relais Della Rovere, Colle di Val D’Elsa (SI)
– Dove mangiare. Colle di Val D’Elsa (SI): Il Cardinale (il Ristorante del Relais Della Rovere), Il Frantoio, Ristorante Arnolfo, L’angolo Di Sapia Osteria Winebar, Pizzeria BOCCA garage. Gaiole in Chianti (SI): Osteria Perano (presso le Cantine Frescobaldi) e Il Ristoro (presso il Castello di Ama).
– Place to go. Siena, Monteriggioni, Volterra, Colle di Val d’Elsa.

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