Puglia, ceramica in scena. Il sapore delle tradizioni secondo Enza Fasano

Giardino delle delizie, città dei beati o corte celeste: così il Paradiso concepito dagli artisti, interpretato dagli iconografi, ispirato dalle Scritture. Tuttavia, vi siete mai soffermati a pensare dove ci potrebbe condurre la nostra immaginazione? Se dovessi (in)seguire la tensione emotiva vi direi che io, la mia personale riproduzione dell’Eden, l’ho intercettata qui in Puglia.
Mi si è palesata all’improvviso, dopo un giro di scale, al civico 31 di via Caravaggio, a Grottaglie. Al terzo piano di un edificio del ‘300, ‘schierata’ en plein air, è concentrata molta della bellezza di questa regione: e così, in una giornata inaspettata di primavera, una moltitudine di forme e colori si guadagna il ‘palco’ di questa enorme terrazza, a picco sul quartiere delle Ceramiche, conquistando non solo tutto lo spazio, ma anche gli occhi rapaci del pubblico. Tra cui i miei. Questa installazione scenografica appartiene all’estro creativo di Enza Fasano, titolare dello showroom tarantino che porta il suo nome e l’eredità culturale della sua famiglia – i Fasano – mastri ceramisti noti in tutto il mondo.

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In alto a sinistra: Enza Fasano. Photo courtesy Enza Fasano Ceramiche

Le sue collezioni sono delle vere e proprie opere esposte negli appartamenti più ricercati, nelle masserie più autentiche del sud Italia, nei boutique resort, sulle consolle di navigati collezionisti, nelle vetrine di gallerie d’arte e nelle credenze di ristoranti stellati.
E’ confermato, c’è una Puglia che è in corsa sui binari della celebrità: “il merito è della gente che vive qui, che ha saputo cogliere questa occasione, che ha delle attitudini al turismo, che è fondamentale”, mi spiega Enza, con una punta di orgoglio.
La ascolto rapita da quella sua voce misurata – ma allegra (alla fine dell’intervista mi dichiarerò contagiata dal suo buonumore), “sono sempre felice quando sono nella mia bottega”, dice – mentre il cuore è rimasto su in terrazza, tra lampi di eccitazione e picchi di nostalgia, a contemplare quel turchese, che è il più imitato da queste parti ma che appartiene solo a lei. Alla verace signora dell’arte figulina, figlia d’arte, ambasciatrice della Puglia nel mondo e musa ispiratrice di interior designer, stylist e influencer da milioni di follower.

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Photo courtesy Enza Fasano Ceramiche

Puglia docet

Ovunque, in Italia e all’estero, gli ambienti indoor e outdoor stanno vivendo un nuovo Rinascimento: la pandemia ci ha spinto a rispolverare il fascino genuino delle nostre case solleticando la verve di atelier, designer, architetti e artigiane. Tra le pagine di magazine di settore e le bacheche dei social network vanno in scena ‘competizioni’ tra i nuovi scenari dell’abitare che celebrano contaminazioni di stili, armonie, linee, finiture ma omaggiano un unico trend: il paesaggio pugliese, con le sue tradizioni, i suoi costumi e i suoi simboli. Uno tra tutti? “Sicuramente il pumo, una sorta di bocciolo che si apre alla vita, che è nato proprio qui a Grottaglie, la cui fortuna è legata a un’usanza dei nostri avi”. Sembrerebbe, infatti, che ai ceramisti dell’epoca venisse commissionato questo manufatto, simbolo di prosperità, come buon augurio: “prese ben presto piede una tradizione che coinvolse ogni famiglia nobile a Grottaglie, che iniziò a far modellare questo pumo e a esporlo fuori dalla proprie case, sugli angoli dei balconi”.

 

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Photo courtesy Enza Fasano Ceramiche

Oggi come ieri: il borgo a circa venti chilometri da Taranto è puntellato di serie infinite di questo portafortuna in varie tinte, che svettano ripide dalle logge di architetture barocco-salentine, nel cuore del centro storico.
E, manco a dirlo, è proprio lui il souvenir più gettonato da chi viene dall’estero: “Il pumo è il ricordo simbolo della vacanza in Puglia, chi viaggia lo sceglie perché ci rappresenta. Ma ho notato che ultimamente sono molto richiesti i servizi da tavola”. Chi varca il portone dell’ex monastero, oggi laboratorio di lavorazione dell’argilla e atelier tra i più frequentati in Italia, è alla ricerca di pezzi di arredamento: gli oggetti decorati a mano – le collezioni più recenti portano anche la firma di Giovanna, la primogenita di Enza, “è una bravissima designer, molto professionale”, dice di lei la madre – incontrano i colori naturali di questa terra antica, ma possono ispirarsi agli scenari marini o, persino, adeguarsi alle mode del momento, per cui le linee classiche si impreziosiscono di fili d’oro, esaltando la bellezza di una cucina più contemporanea. Ci sono le cromie tipiche – le iconiche chiazze verde rustico su base avorio, il bianco minimalista o il ‘turchese Enza’ – e le fantasie d’avanguardia. Enza, se dovesse scegliere tra i circa cinquemila oggetti disseminati nelle sale della sua bottega/showroom quale di questi rientrerebbe nella lista dei must have? “Le lampade e i vasi slim, che sono il mio biglietto da visita. Ho cominciato qui proprio trasformando gli oggetti della tradizione e allungandone la forma, fino a un metro e 20. Io ho sempre disegnato così”.

In alto a destra: Enza Fasano con sua figlia Giovanna Alò Fasano, designer. Accanto: il gruppo di lavoro. Photo courtesy Enza Fasano Ceramiche

Tradizione, dal latino ‘tradere’. Trasmettere oltre.

La capacità di inventare, Enza Fasano l’ha acquisita dal ramo paterno che, quattro generazioni fa, ha forgiato questo mondo magico – apparentemente irreale – fatto di linee e forme geometriche fluide, circolari, morbide, rotonde. La portavoce dell’artigianato artistico pugliese – cresciuta nella bellezza più profonda, tra anfore, candelieri e caraffe in terracotta – ha, poi, operato una rivoluzione su alcuni manufatti. Questa sfida genera un nuovo sguardo sulla cultura pugliese, Enza inaugura nella sua bottega una stagione più audace, decretando il successo dell’attività familiare in tutto il mondo: un esempio sono i suoi lumi eleganti e caleidoscopici, le Pupe coi baffi o a cavallo, le capase (tradizionale contenitore da dispensa) ‘deformate’, “è stata questa la prima operazione che ho fatto da ragazzina, avevo 11 anni”. Poi Enza è cresciuta, raffinando la sua ricerca stilistica: “Venne il momento dei lustri metallici da inserire sulle forme classiche della tradizione e in poco tempo ho fatto cambiare visione. Mio papà lo ha accettato sin da subito, era d’accordo con il mio pensiero. Lui era uno sempre avanti. Ecco perché ci troviamo qui oggi, lui ha dato un forte input a Grottaglie”.
Erano gli anni ’60 poi, inevitabilmente, il testimone passa nelle mani di Enza la cui carriera – condivisa con il marito – riparte sotto il segno di un misterioso iris in ceramica, laddove si intersecano le curve di un soffitto a volte, che ritorna alla luce dopo un importante lavoro di ristrutturazione.

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In basso a sinistra: Giovanna Alò Fasano. Photo courtesy Enza Fasano Ceramiche

L’epilogo è l’ampio showroom che oggi è frequentato da milioni di visitatori dodici mesi all’anno e dove si respira una atmosfera quasi divina, (non pervenuta quando il traffico turistico è importante, come ad agosto ad esempio).
Come si spiega questa grande affluenza? “E’ vero, c’è di nuovo una grande affermazione della ceramica a tavola, io sono contenta sia per la tradizione e sia perchè è un elemento non inquinante. E fa lavorare tanta gente, che si esprime moltissimo con quest’arte. Quello che ci ha lasciato la pandemia è un bisogno di vivere gli ambienti domestici, anche i giardini. Avendo avuto più tempo per riflettere, durante il lockdown del 2020, le persone si sono accorte di quanto fosse bello arredare le proprie case”.

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Photo courtesy Enza Fasano Ceramiche

Esporre a pranzo una collezione di piatti progettata e modellata da Enza Fasano, scegliere di arredare angoli di campagna con le allegre giare dalla storia millenaria, magari lasciarsi guidare dagli abbinamenti cromatici che l’atelier consiglia o semplicemente regalarsi un melograno o un pumo significa portare addosso un pezzo della magica Puglia, che quando ti prende non ti lascia più.

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Photo courtesy Enza Fasano Ceramiche

Ed è quello che è successo alla Maestra ceramista di Grottaglie: “Non mi stanco mai di stare qui, io vorrei starci anche di notte”.
Tra dieci anni, Enza, dove si vede? “Qui, qui è la vita. Qui ho tutto. Dove vado? Le mie radici sono queste. Le sto trasmettendo ai miei figli. Questa azienda deve continuare. Dal papà di mio nonno, mio nonno, mio padre, poi ci saranno i figli e magari i figli dei miei figli, mi auguro…”
E questa sarà un’altra storia, da raccontare.

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Photo courtesy Enza Fasano Ceramiche

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