Mariella Milani, la signora (e la voce autentica) della moda

Ogni volta che approccio la moda – dalle pagine patinate dei magazine di settore alle vetrine delle boutique di lusso, dalle passerelle in real time pubblicate sui social ai red carpet trasmessi in tv – mi torna in mente la voce di una delle firme più autorevoli del giornalismo di moda. Le avventure editoriali di Mariella Milani sono state, per anni, il mio punto di riferimento. Quella sua spiccata professionalità espressa al tg, con l’influenza delle sue opinioni e un’autenticità da donna leader, ha rapito una adolescente in cerca di ‘orientamento’.
Il suo tono elegante è, tutt’oggi (la giornalista si diletta in eccellenti podcast), insieme alla sua penna severa, schietta e persuasiva, una certezza che sbaraglia a mani basse la ‘concorrenza’.
Ho ritrovato quella stessa arguta scrittura nel suo libro ‘Fashion Confidential. Quello che nessuno vi ha mai raccontato sul mondo della moda’: un’autentica analisi del mondo della moda, con retroscena e episodi inediti, interviste e dichiarazioni mai pubblicate, aneddoti sugli incontri con Versace, Armani, Valentino, Ferrè, Yves Saint Laurent, Antonio Marras, Tom Ford e tanti altri.
Gioie e dolori, passioni e delusioni, luci e ombre: che la giornalista pugliese di nascita, romana d’adozione ha vissuto con densa e staccata intensità. Erano gli anni ’90. E la moda era tutt’altro, “avevamo tutti i marchi ancora di nostra proprietà”. “Facevamo sistema” commenta telegrafica. “Oggi siamo solo incapaci di fare del bene al nostro Paese: abbiamo venduto Gucci, Loro Piana, Versace, Bulgari”.

Foto Milani
Ritratto di Mariella Milani by Simona Filippini

Vado matta per il suo palmares: collegamenti in diretta dalla raffinata Parigi, da metropoli all‘avanguardia come New York o dalla carismatica Costa Smeralda. A lei va il grande merito di essere stata capace di proiettare chi la stesse ascoltando da casa in quegli stessi ambienti che lei frequentava per lavoro: sfilate, backstage, grandi show, set, quartier generali del fashion biz. Ha ‘prestato’ quei suoi occhi grandi e curiosi al suo pubblico, senza esonerare dai servizi dettagli e ‘fuori onda’, nei racconti che ha collezionato sul taccuino ha annotato tutto, persino l’inimmaginabile. E, soprattutto, non ha mai fatto sconti a nessuno.
Con straordinaria intelligenza e un filo di sarcasmo (lo strumento con cui rende più accessibile la moda) ha saputo spogliare tutto quello che aveva attorno – un ambiente mondano (spesso snob) fatto di creatività e zone d’ombra – di quelle antipatiche sfumature capricciose.
Ne è stata capace perché è riuscita a vivere tutto quanto da una prospettiva dalla quale ha osservato ma non assorbito: in parterre appariscenti lei vestiva “abbigliamento serio, mai gridato, senza eccessi (tranne quelli creativi come le firme di Rei Kawakubo, la signora Comme des Garcon, o di Raf Simons)”.

Il libro ‘rivelazione’

Mi sono sempre chiesta che fine avessero fatto quelle dichiarazioni, interviste, sensazioni, confidenze che Mariella Milani aveva collezionato negli anni.
Eccola, è la stessa cronista a soddisfare questa curiosità: con la pubblicazione di Fashion Confidential, la Milani scioglie ogni riserva sulla moda. Nel bene e nel male.
Leggo di “bellezza ai confine dell’arte, di creatività allo stato puro” ma anche di narcisisti e di storie di mobbing.
Assorbo quelle nozioni di costume, stile ed estetica (elaborate anche in chiave economica e sociologica) per un intero weekend: tanto mi è servito per divorare le 257 pagine del suo libro edito da Sperling&Kupfer.
Ieri amica e confidente di alcuni tra i più irresistibili designer e fashion icon, oggi indiscussa regina dei salotti letterari. Anche digitali.
Rassegne, kermesse culturali, eventi, dirette social: queste le scene dominate questa estate da una travolgente Mariella Milani, che sfiora i 50mila followers su Instagram, tutti rapiti dalla penna tagliente della giornalista tv e dalla sua spiccata autoironia.
A rendere ancora più vivace l’autrice, sono certa, è il sangue barese che scorre nelle sue vene: talmente radicato questo legame da spingere la giornalista a trasferirsi per le vacanze in una tipica masseria della Valle d’Itria con un romantico affaccio sul mare. Il suo buen retiro finito nelle cronache del gossip quando l’anno che lasciò la Rai riunì – per un party mozzafiato – quegli stessi stilisti che erano soliti riservarle un posto in prima fila alle loro sfilate.
La signora della moda, dal ciuffo verde smeraldo e amante del look total black (“il nero è in assoluto il colore più elegante, è quello che mimetizza i chili di troppo, è una maschera che ti aiuta a cancellare i difetti”, confida la Milani durante la nostra chiacchierata) si lascia intervistare dalla sottoscritta, a Gioia del Colle in un caldo pomeriggio di inizio estate.

 

Di tutti i designer (scomparsi) che Lei ha conosciuto e intervistato, qual è la domanda che all’epoca non ha rivolto e che oggi farebbe? E a chi?
“Io ero molto amica di Gianfranco Ferrè, l’architetto dello stile. Un uomo di grande cultura che è stato capace di trasformare la poesia in geometria. Feci un viaggio con lui in Cina, tra Shanghai e Pechino, dove si stabilì un grande affetto. Forse, avrei dovuto essere ancora più diretta. A lui, e a tutti quelli con cui instaurai dei veri rapporti di amicizia, avrei dovuto dire che non serve circondarsi di ‘yes man’, che ripetono quanto sono bravi e sono belli. Nessuno di loro dice mai la verità, in questo modo non si fa mai riflettere il tuo interlocutore”.

In un mondo (quello della moda) dove il sense of humor è totalmente assente, qual è il segreto per mantenere sempre intatta la Sua verve?
“E’ la mia natura, niente può cambiarmi. Io ho sempre avuto un carattere molto forte, determinato. E poi ho avuto una grandissima fortuna, che vedo oggi negata ai giovani. Io a tredici anni volevo fare la giornalista. E ho fatto il mestiere che volevo fare. E, ancora oggi, io continuo a lavorare. Perché sono piena di entusiasmi, di nuovi progetti. Alla mia età faccio la podcaster. Non ho mollato. Ho persino aperto il mio profilo Instagram. Questo libro l’ho scritto anche con questo scopo: dico ai giovani illusi da una moda ‘tutta rose e fiori’, che, invece, è lustrini&pugnali”.

Quali angoli di questa terra, la Puglia, La fanno sentire a casa e Le regalano momenti di felicità?
“Il mare e i pezzi di una terra autentica, come gli ulivi. Nel mio salotto c’è una fotografia gigantesca di un ulivo. Sono sculture millenarie. E io fortemente voluto la mia casa a ridosso del mare, per poterlo guardare anche dalla mia camera da letto”.

Dal capitolo ‘Il ribelle’: “La festa più bella che ricordo è quella che hai fatto tu nella tua casa in Puglia”. A parlare è Antonio Marras. Può condividere con noi il ricordo o un aneddoto di quella serata?
“Mai visti tanti stilisti tutti insieme, che venivano a salutarmi. Era una festa di addio alla Rai (Mariella Milani lasciava la rete dopo 33 anni di lavoro come conduttrice, inviato speciale in cronaca, caporedattore, autrice di reportage, rubriche e programmi). La volli fare in Puglia: illuminai gli scogli d’argento, di blu, di rosso. Feci sistemare i banchetti dove si cucinava la focaccia, si preparavano le mozzarelle, si servivano i formaggi e le orecchiette. C’era un complesso musicale che suonava la pizzica (tipico ballo salentino, ndr). Vennero Donatella Versace, Roberto Cavalli, Antonio Marras… Fu una bellissima festa, un grandissimo omaggio e per me un bel modo di lasciare la Rai per poi reinventarmi. Mai mollare”.

Nel 1981 fece il primo provino per la conduzione dell’edizione delle 13 del TG2: indossò per l’occasione un tailleur blu di Giorgio Armani. Cosa indosserebbe oggi?
“L’abito sicuramente contribuisce a dare autorevolezza a una donna, ma se questa competenza tu te le sei conquistate con l’esperienza e con gli anni… (si ferma e riflette, ndr). Io oggi non ho paura di affrontare niente e nessuno, nessuna platea. Ci sono persone che si emozionano, che si spaventano. Io non più. Il power dress che significava per me la giacca di Armani, oggi non è più necessaria. Io posso parlare con te con una camicia o una maglietta. Non ho bisogno del vestito perché tu senta la mia autorevolezza. Non è più un’arma di difesa o una maschera”.

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