Le divine immagini della Commedia: ‘Visibile parlare’ omaggia la potenza visiva dei versi danteschi

Come l’avrebbe illustrato, Dante Alighieri, il suo Poema più noto non possiamo saperlo, ma come lo hanno immaginato, tra disegni e bassorilievi, dal Trecento in avanti, artisti, pittori e incisori possiamo scoprirlo a Foggia. Nella sala dei Fondi Speciali della Biblioteca ‘la Magna Capitana’ riemergono – in occasione del settimo centenario della morte del poeta – un centinaio di documenti tra i 3mila appartenenti al Fondo Nicola Zingarelli, cerignolano di nascita e padre del più noto vocabolario della lingua italiana.
Questa preziosa Sezione dantesca, che omaggia l’illustrazione libraria del grande capolavoro della letteratura mondiale, è stata esposta e inaugurata lo scorso 17 dicembre e sarà visitabile fino al 21 gennaio 2022.


‘Visibile parlare’ è una mostra originale, coinvolgente e itinerante, in tutti i sensi: i volumi esposti, infatti, non solo raccontano l’evoluzione dell’interpretazione della Commedia (e, quindi, una ‘lettura’ da affrontare passo dopo passo, secolo dopo secolo), ma accompagnano la visita negli ambienti del contenitore culturale di viale Michelangelo, da poco ristrutturato.

Parole e immagini

Alcune teche custodiscono le copie che sfidano le epoche, ma non trattengono la forza narrativa delle illustrazioni, né coprono l’odore delle pagine decorate: dai più esperti miniatori del ‘300 ai più affascinanti illustratori del ‘900, (fumettisti compresi).
I versi più memorabili del sommo poeta, le scene più celebri, i personaggi più contestati e quelli più amati vengono tradotti in immagini, consegnandoli a una dimensione ‘extraterreste’, in bilico tra la storia e la gloria: in sette secoli di storia, centinaia di artisti si sono misurati con le parole di Dante, cogliendo la sfida del verso ‘visibile parlare’. Un’operazione voltata ad allenare la mente?
Quanto è stata importante per la Divina Commedia stessa la produzione di queste edizioni illustrate?
A detta dei dantisti, la fortuna del poema – che agisce su una sfera emotiva – è stata rafforzata da una memoria legata all’immaginazione, che è stata capace di proiettare l’intero capolavoro su un piano visivo carico di passioni.


“L’illustrazione – spiega Gabriella Berardi, direttrice del Polo Biblio-Museale di Foggianasce con i primi manoscritti della Divina Commedia, perché il poema nasce come una visione. E’ il racconto di una visione. Per cui questo elemento visivo ha subito portato ad avere dei volumi illustrati. Prima manoscritti e poi a stampa. Come se l’apparato illustrativo fosse consustanziale al testo”.

Foto Berardi
Gabriella Berardi, direttrice della Biblioteca ‘la Magna Capitana’ di Foggia

L’espressione dantesca che da il titolo alla mostra cosa ci dice?
“Visibile parlare è una citazione del decimo canto del Purgatorio. Dante descrive i bassorilievi che trova all’inizio del cerchio dei Superbi. E quest’arte che è un’arte creata da Dio non si percepisce, non si fruisce solo con la vista ma con tutti i sensi. Perché è un’arte talmente meravigliosa che ti sembra viva. Ed è un po’ quello che cerca di fare il poeta: con le parole rende visibile questo viaggio, questa visione. C’è un continuo richiamo al senso della vista in tutto il poema. E’ Dante a suggerire il senso della vista, le sue descrizioni sono talmente dettagliate e, direi, cinematografiche che è stato naturale renderlo in immagini”.
Da dove deriva, sin dal 1337 (da quando cioè apparve il primo codice), questo desiderio di raffigurare la Divina Commedia?
“Queste raffigurazioni sono in linea con il tipo di commento e di lavoro critico. A volte semplicemente illustrano, a volte commentano, a volte interpretano. Ad esempio, qui in biblioteca abbiamo un’edizione con il commento di Cristoforo Landino e Alessandro Vellutello, siamo nella seconda metà del 500: Vellutello si concentra, nel suo commento, molto sugli aspetti topografici dei regni oltremondani. Si tratta di una ricostruzione minuziosa del viaggio: e nelle illustrazioni Dante e le sue guide sono piccolissimi, perché viene rappresentato l’intero Regno e loro sono raffigurati come ‘pedine’ all’interno del tutto”.

Foto mostra
Le sale dove è possibile consultare i volumi. Al centro, in basso: un angolo dedicato ai bambini e alle bambine.

L’epoca più florida? Cosa ci ha lasciato?
“Il ‘500 è un periodo di grande fortuna del testo dantesco. Dopo di che, il secolo dantesco per eccellenza è l’800 che segna una ripresa dell’interesse della Divina Commedia dopo il ‘600 in cui abbiamo solo tre edizioni della Commedia, delle quali nessuna illustrata. Con il romanticismo c’è stato un focus, un’attenzione a quelle figure che noi citiamo ancora adesso: penso alla storia di Paolo e Francesca, il conte Ugolino, farinata degli Uberti, Pier Delle Vigne. I personaggi e le storie più conosciute. L’onda lunga di questo interesse è arrivato al ‘900 e l’interesse dantesco del novecento si è focalizzato sull’Inferno, con i suoi peccati così umani che ha sollecitato l’immaginazione estetica degli artisti contemporanei”.
C’era competizione tra gli artisti?
“Una competizione, in realtà, c’è stata. Nel ‘900 i fratelli Alinari, stampatori fiorentini, bandirono un concorso per illustrazioni originali della Divina Commedia. I vincitori di questo concorso sono confluiti in una edizione che loro hanno pubblicato tra il 1902-1903 ed è qui in mostra. Sicuramente c’era molta attenzione da parte della critica da parte di queste edizioni. L’edizione del veneziano Zatta del 1757 – dedicata a Elizabetta Petrowna, imperatrice di Russia – con centosei illustrazioni calcografiche a piena pagina, fatte con matrici in rame – è stata massacrata dalla critica perché i disegni erano di ‘poco gusto’ a causa di un eccessivo uso di drappeggi, ricchezza di vestiti, paesaggio bucolico attorno a Dante che è figlio dei tempi, che la critica ha mal visto perché non rendeva l’asprezza e tutti gli altri aspetti del testo dantesco. Anche Gustave Dorè ha sofferto molto il fatto di non essere apprezzato quando era in vita. La fortuna dell’incisore francese è successiva: lui ha avuto difficoltà nella pubblicazione, si è autofinanziato e soffriva di non essere nel circuito degli artisti che esponevano nelle gallerie, nelle mostre”.
Dante, le illustrazioni della Divina Commedia e i giovani: quali le cinque edizioni da non perdere.
“Certamente l’edizione del 1502 di Aldo Manuzio, il Michelangelo dei libri: prima edizione tascabile della storia. Poi l’edizione del 1595 di Manzani curata dagli Accademici della Crusca. Quindi le edizioni con le illustrazioni di Dorè, cioè la rappresentazione iconografica per antonomasia del poema dantesco. Nel ‘900, l’edizione Alinari, rappresentativa delle tendenze artistiche dell’epoca, le tavole di Guttuso, di Mimmo Paladino, di Go Nagai, quest’ultimo tra i maggiori esponenti della cultura grafica giapponese”.

 

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