L’agricoltura delle relazioni: il progetto di Giuseppe che da Foggia ispira anche i contadini del Giappone

Non è più solo un sogno, né un progetto visionario. La ‘stagione’ dell’agricoltura delle relazioni – inclusiva, sostenibile e innovativa – inaugurata ufficialmente a Foggia, nel 2020 in piena pandemia, dal manager-contadino Giuseppe Savino, ha fatto l’ennesimo sold out. Il ‘tutto esaurito’ registrato pochi giorni fa nel suo campo di tulipani costeggiato dalla montagna del Gargano – e comunicato sui social – è un messaggio che certifica il successo annunciato di un’iniziativa irresistibile (i numeri parlano chiaro!) quanto un tormentone estivo.

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Immagini di Cascina Savino

Lo spettacolo dei 100mila fiori simbolo della primavera – un format in gran voga – ha richiamato qui, nel nord della Puglia, visitatori, giovani imprenditrici agricole, travel blogger, aspiranti giardinieri e influencer da ogni parte del sud Italia: “il 78% viene da fuori città, mi ha sorpreso una coppia che veniva da Reggio Calabria”. Ad attirarli non solo il pensiero di un ambiente distensivo, confortevole e gioioso, ma anche l’invito che i due fratelli Savino, Giuseppe e Michele, hanno lanciato su Facebook lo scorso marzo: “Quello che vedrete è stato pensato a giugno 2021, piantato a novembre, coperto di paglia a fine dicembre, diradato a mano pianta per pianta a febbraio e innaffiato a marzo. ‘Ci vogliono i sacrifici’ dice nostro padre Antonio per fare le cose, a noi la parola sacrificio non spaventa perché sappiamo che ha dentro la parola Sacro e Facere. Rendere Sacro”.
Quello che oggi vediamo, ammiriamo e fotografiamo (l’area verde è un set perfettamente instagrammabile) è il risultato di anni di lavoro costante e di un impegno concreto. Ve lo racconto qui.

Foto Campi Cascina
Immagini di Cascina Savino

Dammi tre parole: sole, cuore, amore

Giuseppe mi accoglie nella sua sobria tenuta alle porte del capoluogo dauno con un sorriso ospitale, ma stanco, proprio di chi si sveglia all’alba, e con la sua rinomata accoglienza, una dote che ha ereditato dalla sua famiglia e da don Michele de Paolis, che è stato suo mentore (‘il prete degli ultimi’ lo chiamavano) insieme a Francesco Piloni, ministro dei Frati di Assisi e suo padre spirituale, a don Gernaldo dell’Incoronata e a Padre Alberto Maggi. Gli chiedo subito, la fede riveste un ruolo molto importante in questo tuo percorso personale e professionale. Se potessi incontrare una figura del passato chi sceglieresti? “Sarei molto amico di San Francesco, all’inizio non venne compreso. Fece una cosa fuori schema – spogliandosi davanti a tutti per dare un messaggio importante – e io ho provato a fare lo stesso, spogliandomi del mio lavoro classico, delle congetture, perché avevo un sogno, quello di cambiare la mia terra, l’agricoltura italiana. Chi ha fede non può non avere sogni alti. Don Michele diceva che se nella vita non avete avuto abbastanza è perché non avete guardato abbastanza in alto”.

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In alto a destra: don Michele de Paolis. Immagini di Cascina Savino

Nell’orto pugliese di Cascina Savino, negli ultimi otto anni, piante e relazioni sono cresciute di pari passo: le une alimentano di speranze le altre. Quando, ad esempio, i campi richiedono ‘cure’, il team di Vazapp (l’hub rurale nato il 21 gennaio 2014 nella cornice agricola di via Manfredonia al km 6,200 per promuovere spettacoli, saperi e sapori contadini) chiama a raccolta un circuito di contatti specializzato: produttori locali, ricercatrici universitarie, stakeholder, professioniste della comunicazione, esperti di networking. Quando, invece, sono le intese ad attraversare una fase down è la terra a trascinare nella natura incontaminata intere generazioni di giovani uomini e giovani donne.
Lo ricordo bene il momento in cui Giuseppe mosse i suoi primi passi in questa direzione: ero presente quando l’imprenditore agricolo, classe ’81, allestì nel giardino di casa sua un anfiteatro del grano – ideato da giovani architetti e ambiziosi volontari – utilizzando solo le balle di paglia del suo fienile: “la categoria è sola”, lamentava al microfono. In poco tempo, quel grido d’allarme – mai piagnucoloso, semmai garibaldino – ha raggiunto in breve tempo grandi palchi internazionali. I più memorabili? “In Colombia, con il progetto Ruritage per il recupero delle aree rurali, è bello vedere che i problemi dei contadini sono uguali ovunque (sorride, ndr), poi l’evento internazionale in Francia e le Contadinner Europa, con persone provenienti da 20 Paesi, e il Summit di Seeds and Chips con Obama, infine l’iniziativa alla Luiss di Roma. Ricordo gli occhi e i sorrisi delle persone”.
Un fermento che ispira a rilanciare l’autenticità del suolo e a credere nella bellezza della semplicità, che è partito da Foggia e che in pochi anni ha scosso i banchi della politica nazionale (tra gli amici di Savino c’è l’ex Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina), ha risvegliato le associazioni e ha destato la curiosità di chi ama la propria terra e intende rilanciare il settore agricolo.

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Giuseppe con l’ex Ministro Maurizio Martina. Immagini di Vazapp

Sono lontani i tempi in cui Giuseppe vedeva suo padre rientrare a casa terribilmente provato dalla lunga giornata nei campi: “Ricordo la sofferenza che si leggeva nei suoi occhi. Una sofferenza che non aveva dignità. Puoi tornare a casa stanco, ma quando il tuo lavoro non viene ripagato il giusto questa cosa diventa una sofferenza. Sei stanco e non hai dignità. Oggi – mi spiega – la terra cura e restituisce, nella misura in cui la amiamo e la rispettiamo”.

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Immagini di Cascina Savino

I format

Si, ora l’approdo si chiama ‘agricoltura delle relazioni’ ma quella che sembra (e lo è davvero) un’isola felice, ha dovuto fare i conti con la fatica e la passione e ha avuto bisogno di iniezioni di fiducia: i passi sono stati misurati, prudenti, condivisi. Da chi? “Da chi ha voglia di mettersi in gioco”.
E’ nato così il format, di successo, Vazapp con cui Giuseppe ha aiutato oltre un migliaio di agricoltori: “La più grande innovazione che si può fare in agricoltura è quella delle relazioni. Cioè, un agricoltore supera la difficoltà non se gli dai il trattore nuovo, ma se ha relazioni buone con i vicini. Un agricoltore può guadagnare di più non se resta da solo e gli dai il trattore che aumenta la sua solitudine, ma se invece del trattore gli dai l’attrattore, la capacità di attrarre le persone nella sua campagna a fare esperienze”. La comunità foggiana ha totalizzato 12 format, 54 eventi, 76 riunioni e 14 progetti.

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Immagini di Cascina Savino e Vazapp

Effetto domino: “Oggi formiamo contadini in Giappone, con l’Università di Kyoto. Stiamo educando nuovi team, mentre i nostri format sono oggetto di studio di un network a livello globale. Dieci Paesi sono venuti a studiarci due settimane fa, tra loro l’Inghilterra, la Spagna, l’Ungheria, la Polonia. Potevano scegliere tante altre destinazioni, invece hanno scelto Foggia per capire cos’è l’agricoltura delle relazioni”.
Nel palmares di Giuseppe e di Cascina Savino si leggono anche: ‘Il Melo day’, la raccolta e degustazione di 400 alberi di melograno, le ‘Contadinner’, le cene in fattoria, ‘Shakespeare ai contadini’, spettacoli teatrali a cielo aperto, il ‘Vigneto di Federico II’, progetto artistico che racconta il territorio, ‘U pick garden’, campo di tulipani – “non siete qui per raccogliere tulipani, ma per raccogliere voi stessi. Poi portate a casa il ricordo dei tulipani. Questo campo non è un market. Qui stiamo facendo sviluppo territoriale” – e poi, ancora, un ettaro di campo di zucche che ‘esplodono’ a novembre e d’estate il giardino con 40mila girasoli e l’aperitivo tra le piante di lavanda a chilometro ‘vero’. E già nell’aria si sente il profumo di exploit e di formaggi che hanno il sapore del latte appena munto o del pomodoro appena raccolto.

Vazapp
Immagini di Vazapp

Sogna, ragazzo, sogna

E’ nel momento in cui Giuseppe ha capito che la sofferenza può diventare sacrificio – che è una fatica buona, che non ti spegne, ma accende la felicità e i sorrisi delle persone – che la Cascina ha invertito la rotta e i numeri sono cambiati: da assolata campagna del Mezzogiorno la masseria è diventata un singolare spazio culturale. Oggi è un centro nevralgico che risponde ai nuovi bisogni emergenti del territorio: “Ci dicevano che in agricoltura non è possibile sognare, che devi andare a zappare, invece, noi siamo riusciti a conciliare sogno, realtà, creatività e cultura”.
Dietro i cancelli in ferro battuto si trova una serra, ma anche un ufficio, un luogo di studio, un’arena a cielo aperto per concerti e spettacoli teatrali, uno spazio di ricerca e confronto per riorganizzare il futuro, tra bandi, conferenze e progetti. Nei campi puoi incontrare giovani armati di vanga e di computer, muniti di competenze e pazienza. Dove guarda il tuo brand? “Tutto quello che qua viene declinato, verrà prototipato. L’obiettivo è aiutare un giovane per ogni provincia d’Italia a fare quello che faccio io, formandolo. Facendo una sorta di master tra formazione e azione. Il mio sogno? Vedere nei prossimi due, tre anni cinquanta aziende agricole della bellezza, che declinano i campi come li declino io: campo di tulipani, di girasoli, di zucche e così via…”.

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In alto a destra: Giuseppe Savino con Papa Francesco. Immagini di Vazapp

Non potrei dirla meglio di Roberto Vecchioni: “E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte. Ma non è vero, ragazzo che la ragione sta sempre col più forte. Io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo. Chiudi gli occhi, ragazzo e credi solo a quel che vedi dentro”.
Buona fortuna Giuseppe e buona fortuna a chi, come te, vuole coltivare la terra e i cuori delle persone.

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