La prima casa non si scorda mai: a spasso per Lucera con Fabrizio Gifuni

(Credits: foto copertina Alessandro Schinco)

Quando Fabrizio Gifuni ti parla hai la sensazione di conversare con un pugliese doc.
Una mezza verità, in realtà. L’attore e regista 55enne si ‘comporta’, pensa e osserva come un autentico uomo del sud Italia, per dirla alla Califano (“Pensa e non dimenticarci mai, tanto un giorno qui ritornerai”), di Lucera, precisamente. Cosa significa? Una certa affabilità – più ‘il vicino della porta accanto’ che il volto del grande schermo – e una spiccata propensione per le battaglie culturali, convinto che un paese di provincia possa rinascere anche grazie al suo teatro.
Ma qui, nella culla della cultura federiciana, l’interprete della ‘Meglio Gioventù’, ha trascorso solo gli anni dell’adolescenza. Allora perché, ogni volta che torna da queste parti (lo fa spesso e, dice, “con piacere”) avverto un’affinità quasi familiare? Perché se c’è una cosa che conta quanto il legame di sangue (e c’è anche quello nel ‘curriculum’) sono i ricordi. E di quelli legati a questa terra, il David di Donatello per ‘Il capitale umano’ ne ha tanti e il merito è del nonno e poi del padre, originari della città sveva, anzi, dei veri e propri ambasciatori degli usi e costumi di questo borgo, conosciuto e apprezzato per le testimonianze del potere e del regno di Federico II.

Foto Gifuni
Credits: Ph. Studio Musacchio, Ianniello & Pasqualini. Spettacolo ‘Con il vostro irridente silenzio’

La meglio gioventù

C’è un particolare momento della vita di suo nonno paterno che per Fabrizio, romano di prima generazione, assume le sembianze di un romanzo di formazione: “sono nato nella capitale, ma ho una storia plurisecolare di Puglia alle spalle”.
Sono tutta orecchie.
“Una storia che è legata a una piccola magia e un piccolo incantamento, che è una casa che si è preservata miracolosamente per 320 anni, passando di generazione in generazione. E’ una cosa abbastanza unica, perché di solito si litiga sempre a un certo punto. Questa casa è arrivata fino all’Italia del 2022 e custodisce un patrimonio familiare ma anche storico”.
Una pausa breve, il tempo necessario che gli serve per riconnettersi con il suo passato e le sue radici: tanto basta a Gifuni per colorare di emozione i suoi occhi, uno sguardo che rivela il legame speciale con questa terra.
Chi conosce Lucera, sa che ancora oggi i palazzi nobiliari ricchi di affreschi, le dimore signorili dotate di corti e i vicoli impreziositi da portali rinascimentali e barocchi raccontano quei noti fasti della città antica, di cui per fortuna si conservano delle preziose tracce.


Quando lo incontro a Foggia, a poche ore dal suo spettacolo ‘Con il vostro irridente silenzio’, Fabrizio Gifuni – figlio di Gaetano, già Segretario generale della Presidenza della Repubblica, lucerino doc – ha il tempo per due chiacchiere che partono proprio da quel filo sottile che lo lega ad Aldo Moro e che è la Puglia.
Gifuni, quanto Le somiglia il personaggio che porta in questo periodo a teatro?
“Non credo che tra me e Moro ci sia una somiglianza così immediata e così percepibile, ma c’è di certo la Puglia, un territorio comune, perché il presidente della DC nasce, cresce e si forma in Puglia ed era profondamente legato a questo territorio. Esattamente come mio nonno”.
Capisco che quella che sta per svelarmi è una storia che per l’attore ha un valore inestimabile, prendo appunti e mi sorride. E allora gli chiedo – a proposito del drammatico memoriale di Moro che lui sta portando nuovamente in tour – Lei Gifuni è un uomo che, nonostante l’avvento del digitale, scrive ancora lettere, bigliettini di auguri, o diari? “Lettere si, ogni tanto mi capita. Ho un rapporto molto attivo con la scrittura manuale, ho delle agendine da tanti anni che scrivo a mano, settimana per settimana e non mi sono mai rassegnato a quelle prestampate o digitali. Non ho mai voluto passare i miei appunti nei dispositivi elettronici”.
Dicevamo i ricordi. “Mio nonno apparteneva a una famiglia di giuristi ma, dopo essersi laureato in Legge e dopo aver obbedito agli obblighi della tradizione familiare, si è laureato in Lettere e filosofia e ha preso una direzione legata alla storia e alla letteratura. Ti svelo un aneddoto: nel periodo del dopoguerra e negli anni ’50, lui era il ‘genius loci, quello che conosceva alla perfezione il territorio. Si, mio nonno era custode della storia di tutta la Capitanata. Benedetto Croce, Ungaretti, Bacchelli, tutti i grandi storici europei quando venivano in Puglia si fermavano da mio nonno”.
E’ questo il momento in cui comprendo quel ‘bagliore oculare’: lo vedo apparire ogni volta che Gifuni incrocia con lo sguardo e la mente le tappe della sua famiglia.

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Credits: in alto a destra Ph. Mimmo Frassineti

Ho sempre pensato che non v’è nessuna felicità maggiore di quella della famiglia.

Quanta verità nelle parole di Fëdor Dostoevskij.
Mi spiego così, allora, i frequenti soggiorni pugliesi di Fabrizio Gifuni, “quando torna a Lucera si dona alle amicizie e agli incontri fortuiti con i fan”, confessa un’amica. E poi è lui stesso, di lì a poco, a confermarlo: “Quella che ho raccontato è una bella storia di appartenenza, di radici, nel senso migliore e più profondo del termine”.
Pochi giorni prima di questo incontro, l’attore registra un video e lo pubblica su Facebook: appare felice, “Torno in Puglia, è una regione che amo”. Cosa Le piace? “Amo tante cose di questa regione. Una regione di una grande varietà. Una regione che contiene tante regioni, molte diverse tra loro e questo da un lato è bello perché mette in campo una bella complessità e ricchezza. Ma è meno bello e un po’ più triste il fatto che esiste non soltanto un sud che ha una velocità diversa da un nord d’Italia. Ma esiste in Puglia – a parte invertite – un nord della Puglia, che è questo dove ci troviamo, che ha una velocità da decenni diversa dal resto della regione. Come se fosse stata negli anni marginalizzata sempre di più. E quando si abbandonano i territori e si desertificano, diventano delle paludi, e quando ci sono le paludi arrivano i coccodrilli”.
Una disamina precisa, attenta anche severa, ma che è l’incipit di una rivelazione:
“Fare teatro e portare il cinema in questo territorio in questo momento storico ha per me un’importanza fondamentale. Dove si porta luce, dove si porta la testa, diventa più difficile aggredirle. Io credo che, senza enfatizzare o dare chissà quale ruolo salvifico all’arte, al teatro, alla letteratura, credo che una città con i teatri aperti, le librerie, le biblioteche i luoghi di incontri e aggregazione sia uno degli antidoti. Sono luoghi che creano anticorpi”.

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Credits: dalla pagina Facebook ‘PrimaVera al Garibaldi’, Esther Favilla Photographer.

Penso che Fabrizio Gifuni non solo sia un interprete elegante, raffinato, colto, tra i più espressivi nel panorama cinematografico nazionale, ma sia anche un eccellente portavoce delle cause di una questione meridionale mai del tutto risolta. Nessun turbamento all’orizzonte, tutt’altro. La reazione è un’intuizione e un treno che da Roma lo conduce quaggiù per coltivare il bello, la poesia, le buone abitudini.
Era l’aprile del 2017: “Primavera è stagione di rinascita”, disse quando entrò a Palazzo Mozzagrugno, nel cuore di Lucera, che nasconde al suo interno il Teatro Garibaldi, un gioiello d’arte architettonica e decorativa. Con un cartellone di prosa Fabrizio Gifuni riconsegna alla ‘sua’ città il prezioso contenitore, gemello in miniatura del Petruzzelli di Bari.
Nessuna posa da star quando raduna la stampa e la città nel foyer del Teatro: sarà “un luogo di cui prendersi cura, da riattivare e proteggere con le migliori energie”.

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Credits: dalla pagina Facebook ‘PrimaVera al Garibaldi’, Esther Favilla Photographer.

‘PrimaVera al Garibaldi’ – che finora ha visto cinque stagioni, di cui due nell’imponente Anfiteatro di epoca romana, tra i più antichi dell’Italia meridionale con Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Sonia Bergamasco, sua moglie, Vinicio Marchioni, Luca Zingaretti, Sergio Rubini – non è solo il titolo di una rassegna teatrale, ma la conferma di un antico legame – a cominciare da quella simpatia innata per il dialetto pugliese – e il primo passo di un felice contagio. E a proposito di influenze, è stato ovviamente il ricordo dei suoi avi e l’amore per Lucera a suggerire all’attore – stimato da registi come Bellocchio, Virzì, Giordana solo per citarne alcuni – la gestazione di questa promettente iniziativa culturale: ricorda, in quelle occasioni con il pubblico, che l’antico sipario del teatro fu realizzato da un suo antenato.
Molto in questa parte di Capitanata parla della famiglia Gifuni: sarà per questo che quando si prende una pausa dal lavoro è solito incontrarlo per strada, con il naso all’insù, alla continua scoperta di segni lasciati dalla storia sulle pareti millenarie di questo grazioso borgo.
Il seme piantato da Gifuni ha prodotto un fervore di cui la città federiciana aveva realmente bisogno: incontri letterari, librerie indipendenti, Festival – come quello della Letteratura Mediterranea – rassegne, spettacoli.

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Credits: dalla pagina Facebook ‘PrimaVera al Garibaldi’, Esther Favilla Photographer.

Un gran bel lavoro. Ma non si smette mai di lavorare per la promozione della cultura: dopo il lockdown e i momenti più duri della pandemia, cosa significa ritornare a recitare su un palcoscenico?
“E’ stato abbastanza impressionate vedere il pubblico ‘mascherato’. E’ vero che il palcoscenico è in luce e la platea in ombra, ma per me gli spettatori fanno lo spettacolo insieme ai corpi di scena e lo fanno talmente tanto che sono in grado di cambiare con la loro presenza, sera dopo sera, la temperatura, il ritmo di uno spettacolo. Il pubblico di ‘Con il vostro irridente silenzio’ non lo sa, ma è convinto solo di assistere a qualcosa, in realtà sta facendo qualcosa. E in questo che io definisco un piccolo esperimento scientifico ogni sera lo spettatore agisce”.
Torna ancora una volta quel desiderio di ‘entrare in azione’: ciak, si gira una nuova avventura.

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