Il rosa è il colore dell’estate

Mestolo e calamaio

“The days of wine and roses laugh and run away like a child at play”.
A lume di candela in mare aperto, sotto un cielo stellato in montagna, al tramonto sul bagnasciuga. Ci sono vari modi di dire ‘ti amo’ e ci sono vari modi di gustare un rosè, specialmente se made in Puglia, terra di grandi tradizioni vitivinicole.

Cresce il turismo, aumenta la richiesta delle eccellenze enogastronomiche.

Quella che stiamo vivendo è una stagione fortunata per il turismo nella regione ‘dei trulli e dei taralli’ e va, quindi, festeggiata. Calici in aria, allora: i numeri dicono che agosto è un mese da record, il tacco d’Italia è una fra le prime destinazioni turistiche del Bel Paese. Il mare incontaminato, il cibo, il clima, i borghi e la campagna sono i suoi punti di forza: ed è proprio in questa cornice verde che si sono sviluppati alcuni tra i migliori vini della regione.

Le vie en rose

È l’estate delle bag in paglia, dei crop top all’uncinetto e degli abiti cut out ma nell’elenco dei must have sono finite anche le bottiglie di vino dalle stesse sfumature del tramonto.
A tavola – in masseria o in riva al mare – è boom di rosati: un drink trasversale (non conta l’età) e che abbraccia il brunch, l’happy hour e la cena. E anche in tema di etichette la Puglia si comporta bene: la conferma arriva da Luca Prencipe, sommelier del ristorante La Kucina di Foggia (dei fratelli Barile, Luca, Roberto e Andrea), nuovo ritrovo per gli amanti del cibo bello, gourmet e di qualità.

Foto locale La Kucina
In alto a sinistra: Luca, Andrea e Roberto Barile, titolari del ristorante La Kucina. Alcuni dettagli del locale di via De Petra. In basso: Luca Prencipe, il sommelier.

Al civico 67 di via De Petra, Luca stappa per me otto bottiglie di rosati pugliesi, di gran tendenza e perfetti per il consumatore dal palato raffinato. Per intenderci: un itinerario che attraversa la Puglia, dal profondo sud della penisola verde tra due mari risalendo i pascoli erbosi della Valle d’Itria fino ai vigneti del Basso Tavoliere.

L’esperto di vini, già responsabile sala dal 2011 al 2017 del Terzo Millennio, apre le danze con i fiori all’occhiello della cantina Tormaresca, il Calafuria e il Furia: “Il rosato più modaiolo, senza dubbi”, commenta. Non posso dargli torto: ho degustato questo vino, 100% negroamaro, in tantissimi locali del ‘tacco’, dai bistrò dell’entroterra ai lounge bar della costa, (ben 762 km bagnati dall’Adriatico e dallo Ionio!). Ma perché è il rosato pugliese più venduto? “Sarà per quella sua tonalità rosa brillante dai riflessi corallo, o per quel suo gusto ampio, intenso e persistente. Sono certo che piace anche per quelle note di lampone. Questo rosato sa essere fresco e sapido, in perfetto equilibrio tra morbidezza e acidità”. Come apprezzarlo? “In abbinamento a insalate o con salmone e feta greca”. Ciò che ho visto di più a tavola in questi ultimi giorni.

Sul podio della ‘special top eight’ sale anche il rosato della azienda agricola Attanasio, realizzato con il Primitivo in purezza, il vitigno principe della zona di Manduria, alle falde delle Murge tarantine. “Ti immergi subito in quel suo bouquet fruttato – mi racconta Luca mentre apre la bottiglia – ma poi, addirittura, puoi percepire un sentore di caramella ai frutti rossi. E’ corposo, strutturato: il sorso è potente e persistente”. Ci capiamo al volo, questo vino della città dei messapi, prodotto esattamente nel cuore della Puglia, mette tutti d’accordo: è un rosso estivo. Chi di voi ha voglia di programmare un barbeque in giardino?

Terzo posto per Girofle, premiato e amato in tutta l’Europa, capace di conquistare ogni anno l’approvazione dei consumatori e grandi riconoscimenti che ne confermano l’eccellenza: “un’opera d’arte del grande enologo Severino Garofano”, che ha racchiuso in questa bottiglia tutto il fascino misterioso del Salento. Lo avverti già nell’istante in cui le labbra poggiano sul calice: in quel primo sorso riesci a cogliere le immagini di ulivi secolari massaggiati dal vento, di masserie animate da grigliate e feste sotto il patio, di vigne coltivate ad alberello. “Mi piace perché è un rosé profumato, fresco e speziato, duttile negli abbinamenti a tavola”. E d’estate, si sa, non si fanno programmi in cucina: per questo il rosato vince tra i fornelli.

Per chi si trova a trascorrere gli ultimi giorni d’estate in Puglia può partecipare alla vita di cantina dell’azienda di Gaetano Morella e dell’australiana Lisa Gilbee dove si produce Mezzarosa, con uve negroamaro e primitivo. Berlo è come immergersi nei boschi dell’entroterra pugliese tra i cespugli di frutti rossi, in quella zona ‘di mezzo’ tra Taranto, Lecce e Brindisi e che rappresenta quindi il cuore del Salento. Cantina Morella è la vera espressione vinicola del territorio, dove le radici contano più di ogni altra cosa. Il mio sommelier di fiducia consiglia di abbinarlo ai piatti di verdure e anche alla pizza.

Foto vini
In alto a destra: il murales di Mesagne, commissionato dalla cooperativa Libera Terra in Puglia e realizzato da Frank Lamar

Lasciamo il complesso collinare che racchiude gli odori dell’area delle gravine e dei trulli non prima di aver degustato Emmedielle di Hisotelaray, l’anima vitivinicola di Libera Terra in Puglia, un’impresa cooperativa che ha restituito valore e bellezza a terreni liberati dalle mafie. Qui nasce un rosato ‘profondo’ che oltre a esprimere l’anima del Tavoliere leccese – è un vino biologico 100% Negramaro – racconta una storia di riscatto. Quella di Marcella Di Levrano, giovane madre di Mesagne assassinata il 5 aprile 1990: la donna ha perso la vita a soli 25 anni per la sua determinazione ad intraprendere, per sua figlia e per tutti, un percorso di libertà dall’oppressione mafiosa, collaborando con le istituzioni. Il vino è fresco all’assaggio, per omaggiare l’età di Marcella. E ricorda l’amarena, le fragoline di bosco e la ciliegia.

E’ da mettere subito in fresco, per esaltarne profumi e sapori fruttati, anche il Rosalia di Michele Biancardi: ma qui, siamo in un’altra terra, quella nell’agro di Cerignola, prossima al Gargano. Terreni accarezzati tanto dalla brezza del mare quanto dal sole: qui il nero di Troia è un tutto pasto. “Piace per i sentori di fiori e lamponi succosi. E’ un vino biologico da bere molto fresco, come aperitivo è perfetto”.

Foto locale La Kucina
In basso a sinistra: lo chef de La Kucina, Matteo Prencipe. Accanto: i cannelloni.

Incredibile a dirsi, ma a me è venuta fame. Ordino un primo e, naturalmente, una bottiglia di rosè. Dagli ambienti (di design) a vista, nel regno delle pentole e dei mestoli di Matteo Prencipe, ammiro lo chef ‘esibirsi’ nella esecuzione dei suoi cannelloni di pasta fresca, chiusi a mano, farciti di pollo arrosto, coniglio, cipolla di Acquaviva e coulis di datterino giallo al rosmarino.

Una food experience da ‘frizzare’, per concederci il giusto tempo di rientrare dalle vacanze.

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