Il mio weekend a Riccione, tornarci è sempre una buona idea

APPUNTI DI VIAGGIO

Specchio alla mano, prima di partire per il mio weekend a Riccione ho chiesto al mio corpo di mettersi ‘al centro’ e, contestualmente, ho invitato la mia testa a perdersi un po’, con leggerezza, tra i movimenti delicati delle nuvole e lo scroscio delle onde a riva.
La trattativa tra cervello e cuore (e pancia) si interrompe, così, alla vigilia di un fine settimana tanto atteso: ora è il momento di riabilitare i desideri, di recuperare i contatti, di riprendere in mano la vita, di essere più emotiva e meno razionale. Almeno in estate. Almeno in vacanza.

Quando arriva l’invito di Fede – ‘famiglia’, non per sangue, ma per amicizia – io e Robi rispondiamo con un rapido e entusiasmante “Si, partiamo”. L’idea di stare di nuovo tutti insieme, di chiacchierare sotto lo stesso ombrellone, di pianificare passeggiate, di condividere pranzi e cene e programmare i momenti da trascorrere a casa, sul tappeto in gomma, con Romeo (il nipotino che ha reso le nostre gite fuoriporta ancora più frequenti e cariche di sentimento), non ci fa perdere altro tempo. Venerdì mattina ci mettiamo in marcia alle 6.50.
Carichiamo la macchina di bagagli leggeri e pratici: un trolley e un paio di borsoni con tutto il necessario per la vita da spiaggia e on the road. La Romagna si vive di giorno e di notte. Dal bikini agli shorts, dalle espadrillas alla mia mini shopping in paglietta: l’outfit da vacanziera spensierata è easy ma sempre ‘studiato’. A prova di instagrammers.

“Mare, mare, mare ma che voglia di arrivare lì da te, sto accelerando e adesso ormai ti prendo”

Mentirei se vi dicessi che durante il tragitto Foggia-Riccione ho ascoltato il Carboni dei mitici anni ’90 (o la super hit dell’estate 2017 della band romana The Giornalisti): onestamente, dei 433 chilometri di autostrada buona parte se n’è andata in conversazioni, appunti di viaggio, risate con mio marito.
Robi alla guida della sua Volvo XC40, io al timone della mia agenda: ognuno ha la sua coperta di Linus. La mia è un block notes a spirale: appuntamenti, note, memo, indirizzi, commenti, scarabocchi.
Nell’elenco finiscono anche i consigli di Fede: lei ci conosce bene e sa dove condurci.

La prima tappa della nostra ‘due giorni’ in riviera è al Bagno Cesare 66, uno storico stabilimento balneare della Perla Verde dell’Adriatico. Ci arriviamo percorrendo i viali alberati del lungomare: con lo sguardo verso il litorale mi presto agli schizzi della brezza marina, ma se giro il naso verso destra mi immergo in un profumata scia di rosmarino. Ci faccio caso solo ora: compresa la via dello shopping, Riccione è una sorta di vivaio en plein air con piante e arbusti che fanno da cornice alle nostre passeggiate, le mie e quelle dei primi turisti della bella stagione. Non c’è la folla di agosto, ma una disinvolta ripresa si.

Accogliente e cordiale, nei toni che più mi piacciono e che mi proiettano in quella dimensione di relax assoluta: qui mi sento già a casa. Mi accomodo sulla brandina blu royal, mi svesto e accarezzo la sabbia. La vacanza è appena cominciata.

“Le navi salpano, le spiagge bruciano, selfie di ragazze dentro i bagni che si amano”.

Riccione è di tutti e per tutti: teenager, famiglie, adulti, anziani che l’affollano con garbo a ogni ora del giorno. C’è la passeggiatrice seriale che cammina sulla battigia in compagnia del proprio amico a quattro zampe, lo sportivo che corre per smaltire gli eccessi di una notte brava, ma anche chi riposa all’ombra di un pino marittimo e chi alle 13, come la sottoscritta, sente il richiamo della fame e abbandona il relax della spiaggia per mettere a tacere il languorino. All’ora di pranzo gli amici ci ‘scortano’ da Frenk: è il tipico ristorante ‘con vista’, con veranda esterna, piatti di mare e specialità della casa. Una su tutte: la piadina, bianca. Per me un vero e proprio peccato di gola. Per tutti lo street food simbolo del territorio.

Dimmi che sei a Riccione senza dirmi che sei a Riccione

La regina delle tavole romagnole è servita sottile, a spicchi e si mangia ben calda, quasi rovente, anche se la colonnina di mercurio segna 35 gradi. Mi si scioglie in bocca. E’ deliziosa. Prima di divorarla scatto un selfie: foto ‘canta’.
Non mi lascio tentare, però, dal resto del menù, mi mantengo leggera e fresca: ordino solo un’insalata di rucola e pachino. I miei ‘vicini’, invece, ascoltano i brontolii dello stomaco e soddisfano la loro fame con una piada farcita, spiedini di pesce misto alla griglia e una ricca Nizzarda. Dissetandosi con un Ferrari rosè.
Le bollicine, si sa, sono ‘terapeutiche’ ma ci portano dritti dritti in spiaggia, sui lettini fino alle 16.30: quanti riescono a sonnecchiare sotto l’ombrellone? Io solo cinque minuti. Ho bisogno di frutta fresca per riprendermi dal caldo. Intanto la compagnia pianifica la serata: Fede prenota al Tijuana.

Dopo le docce di rito (e i cambi d’abito, più veloci di un rapidissimo paso doble) è la rombante Misano Adriatico la nostra prossima tappa: più conosciuto come meta di numerosi sportivi, il comune del riminese merita anche una menzione gastronomica. La mia, di certo.
Le luci del tramonto, i colori neutri, l’atmosfera rilassante danno all’osteria sul mare un’allure vintage e invitante: ne approfittiamo per ‘scaldarci’, ordinando tre spritz e un vodka tonic. Non è il tre, ma il quattro il numero perfetto: il Tijuana diventa il nostro palcoscenico ideale per ritrovarci, come quando – in epoca pre-Covid – era normale e frequente l’abitudine di stare insieme.
Il tavolo a pochi passi dal bagnasciuga, un gran piatto di pesce crudo, i paccheri all’astice (un primo che adoro e che lo chef ha cucinato con dedizione) e un personale cortese e veloce sono la ciliegina sulla torta: l’esperienza culinaria è sempre qualcosa di molto personale, ma sono certa che qui ogni palato è assolutamente accontentato. Io, intanto, conservo il ricordo di un brindisi tanto sperato, tanto sentito, tanto voluto. Le note di Hypnotized fanno il resto.

Location iconica

L’indomani, il Bagno Cesare 66 ci accoglie alle 8.30: quando ancora Riccione si sta svegliando, quando i negozi hanno ancora le saracinesche abbassate, quando nell’aria c’è solo il profumo intenso del caffè appena macinato, io e Fede passeggiamo con Romy sulla sabbia ancora umida.
Nel silenzio delle prime ore del giorno mi accorgo che all’ingresso del lido troneggia il poster-dedica al film di Enrico Vanzina, girato proprio tra questi ombrelloni: i protagonisti di ‘Sotto il sole di Riccione’ hanno vissuto qui – cinematograficamente parlando – delle bizzarre avventure ‘balneari’.
Chissà quanti di loro si sono spinti anche qualche km più in là, verso ‘Compreso Iva’? I bomboloni più buoni della riviera sono qui: lo conferma, su Instagram, anche Martina Colombari, una habitué del bar e sensibile al fascino della brioche che nasconde un cuore alla crema. La colazione delle 10.30 non era prevista, ma quanto sono belli questi fuori programma?

In agenda, invece, dopo un sintetico bagno di sole, c’è l’aperitivo al Caffè del Porto con calici di Franciacorta e un assaggio dei sapori romagnoli e poi, alle 13.30, il pranzo con tavolo vista barche da Fino. Tra le istituzioni della ristorazione a Riccione.

D’estate, la Riviera non si concede un attimo di tregua e io non posso non emularla: vado di corsa da una location all’altra, passeggiando sul Lungomare della Libertà, tra spazi verdi e l’arredo urbano di design, girovagando da un piazzale all’altro. Una velocità sostenuta che da’ il ritmo alle mie giornate: giro lo sguardo ovunque e ritrovo negli occhi di chi mi è attorno la gioia di vivere.

“Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene”

Virginia Woolf deve essere stata un’ottima forchetta, come la sottoscritta: quando ci accomodiamo al ristorante del porto capisco che devo prendermi una pausa dalla dieta.
Spiedoni di gamberi, un’insalata di polpo, fagiolini e patate e sorbetto al limone. E una bottiglia di Felluga rosé.
Non solo mare: la Romagna è non è la patria del ragù? Mio marito lo onora, ordinando un ricco piatto di tagliatelle. Sono una gran cosa, lo ammetto. Come tutto ciò che fa da sfondo al nostro lunch. Che si prolunga fino alle 15. Io non posso perdermi un salto in viale Ceccarini: è pur sempre sabato pomeriggio, il giorno delle spese pazze.

Scoprire

Ho degli indirizzi da non perdere, suggeriti da Fede, la mia ‘Lonely Planet parlante’: il suo fiuto per gli ‘oggetti del desiderio’ mi ha sempre portato verso approdi sicuri da effetto “wow”.

Il primo è La Maison, al civico 22 di via Corridoni. Non chiamatelo semplicemente ‘negozio d’arredo’, è un vero e proprio baule di cose belle, di design e ricercate. Come le fragranze per l’ambiente e la persona: da 26 anni la boutique si mette in viaggio alla scoperta della creatività, dell’originalità, dell’estro, della magia. Come i profumi: le mensole rappresentano un racconto olfattivo, cito gli accordi aromatici firmati da Maison Crivelli, le fragranze estive di Diptyque, i flaconi ambrati della Maison Tahité, le essenze originali di BDK Parfums. E i prodotti (evocativi) per la cura della pelle: lozioni, maschere, saponi, gel, creme prodotte in ogni parte del mondo (Medio Oriente, Giappone, Scandinavia) e racchiusi in packaging esclusivi come tubetti, flaconi, dispenser, vasetti in versione minimal e estremamente chic. Ogni angolo racconta un incontro, uno stile. Ed è subito colpo di fulmine.

Qualche passo più in là, restando sul fil rouge della genialità, c’è Block 60: un iconico concept store per lo shopping alternativo, dove abiti, accessori, scarpe, oggettistica, libri e vinili sono super selezionati e strizzano l’occhio alla clientela modaiola, dall’adolescente in cerca di personalità all’adulto che segue le tendenze fino alle amanti del vintage. I brand emergenti, o quelli già gettonati, i pezzi unici e quelli da collezione, una selezione di volumi sulla moda, sulla sua storia e sui grandi protagonisti. Mi perdo tra le novità e i cult di questo luogo geniale, che altro non è che un concentrato di idee. Ottimo da gustare al tramonto.
Il sole che inizia a calare mi suggerisce che è arrivata l’ora del mojito, ma prima di dirigermi verso il dehor sulla spiaggia del Darsena Sunset a Rimini, facciamo tappa da Bartorelli. Io e Robi siamo innamorati delle sue vetrine, dove sono esposti i più prestigiosi marchi del lusso internazionali, e della gentilezza della gioielleria. Lo shopping si chiude qui.

Dolce vita

Se vuoi vivere l’esperienza del tramonto non puoi perderti le doppie terrazze del tapas bar di via Ortigara che si affacciano l’una sugli yacht ormeggiati e l’altra sulla sabbia dorata che brulica di turisti e bagnanti affamati di sole.
Il momento perfetto per me, condito da musica chill-out e piatti speziati che accompagnano il più desiderato dei cocktail, quel drink da sempre associato a Ernest Hemingway. Il rumore delle risate di un gruppo di amici fa da piacevole sottofondo: è il segnale che stiamo ritornando a vivere quegli spazi comuni, fino a pochi mesi posseduti da una triste assenza di noi.
Cosa c’è di tanto bramato nella bella stagione, oltre agli aperitivi? Il gelato, of course.
Ciao Rimini, devo correre nella pasticceria più golosa di Riccione: Panna e Cioccolato. Il dessert della nostra cenetta casalinga: pennette alla crudaiola, insalata di melone e cassone doc. What else?

Parte il campionato e si riaccendono le stelle

L’indomani si chiudono i borsoni: non è solo il giorno della partenza, ma è la domenica che l’Italia attende da tanto. E che si è tinta di azzurro, come le sfumature del mio weekend.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati

Tu di che onda sei?

Beauty Routine A 10 anni, allo specchio, sognavo una criniera lunga e liscia, al posto di una massa riccia, scomposta