Giornata mondiale dell’hamburger: dal classico americano a quello made in Puglia

Ieri, principe incontrastato del fast food, oggi piatto re di bistrot e birrerie dallo stile unico.
L’hamburger sta vivendo una nuova primavera: c’è chi, tra i moderni ristopub, porge maggiore attenzione alle tendenze gastronomiche e, soprattutto, ai nuovi ed esigenti palati gourmet, e chi ha sposato un modello di ristorazione declinato alla cultura, ai prodotti e ai sapori della Puglia.

Quale versione preferisci? La classica, la vegetariana o la regionale?
Questi sono cinque indirizzi ‘rossoneri’ da provare oggi, in occasione dell’Hamburger Day, la giornata per celebrare il panino più amato del mondo e che ‘resiste’ dal 1904, da quando, cioè, fece il suo esordio alla fiera di St. Louis: era il primo hamburger classico, con la carne tra le due fette di pane tonde.
Il suo nome? Direttamente da Amburgo, la città da cui – agli inizi del XIX secolo – partivano per mare gli emigranti europei diretti in America e, nel tragitto, si sfamavano di carne macinata.

Ovineria

Foto Ovineria
Simone Colafrancesco, titolare di Ovineria e alcune immagini del suo locale e delle proposte del suo menù.

Chi pensa che gioventù sia sinonimo di inesperienza dovrà ricredersi.
Ovineria – di recentissima apertura e guidata da Simone Colafranceso, classe ‘90 – è l’eccezione che conferma la regola: all’osteria della carne di corso del Mezzogiorno è bastato davvero poco per sedurre i neo gourmet di barbeque, steakhouse e ricette tradizionali.
Il merito è proprio del giovane imprenditore, carnivoro doc, che ha puntato su materie prime di altissima qualità e sui grandi classici – memore delle vie della transumanza – come arrosticini abruzzesi, porchetta di Ariccia, paccanelli e braciolette di vitello direttamente dalla cucina foggiana: “La mia idea? Coniugare nel mio spazio il comfort della ristorazione tradizionale e la golosità tipica dello street food, per renderlo più nobile”.
Obiettivo centrato.
Da provare: il Pugliese doc, paccanelli in crosta di pistacchi, caciocavallo alla piastra, cipolla caramellata e crema di pomodori secchi.

Ninkasi

Foto Ninkasi
Il menù e alcuni dettagli della birreria Ninkasi.

Quando Ninkasi fu inaugurato, il 22 dicembre del 2013, nel menù si contavano solo quattro hamburger. Era una scommessa.
E Teo e Monica, la coppia di titolari della birreria foggiana di via Mandara 33, quella sfida l’hanno certamente vinta. Oggi sono quattordici le varietà di carne tra cui americana, spagnola, irlandese, uruguayana, piemontese, marchigiana… Una selezione accurata che è maturata seguendo i gusti della clientela, le tendenze e la gastronomia locale. Ci sono i mini burger – quattro tipologie di pane (impasto alla curcuma, al pistacchio, alla barbabietola e al carbone) – poi il piatto a misura di dieta (come il Bufalo, con il meno del 15% di grasso) e persino due proposte vegetariane. Sono i condimenti a dare un valore aggiunto ai piatti e ai piccoli panini ‘arcobaleno’: ortaggi a chilometro zero e olio rigorosamente foggiano.

Hamburger gourmet

Foto Hamburger Gourmet
Dalla cucina dell’Hamburger Gourmet

Più chiari di così? Che oggi chi consuma è più consapevole lo sa bene l’Hamburgeria Gourmet di Foggia che ha scelto di ‘rassicurare’ la sua clientela – particolarmente attenta e esigente in fatto di food – chiarendo già in vetrina quale sia la provenienza della carne che propone. Il burger restaurant di via Nannarone, al quartiere di Via del Mare, è una costola di una nota catena locale di gastronomia che alla voce ‘macelleria’ ha il massimo dei voti. Quanto è sostenibile il menù? La certificazione della carne è un capitolo importante nella storia di questo brand nato quattro anni fa dalla passione di tre amici, Pasquale Mariella, Nicola Cardone e Fabio Viola. Nella cella frigorifera c’è vitello, fassona, angus, marchigiano per i puristi della carne, che preferiscono degustarla assoluta. Ma, per gli inguaribili hamburger addicted, ai fornelli sfilano ciabattine o pane morbidone da 100 grammi per essere grigliati e imbottiti in diciannove modi diversi. Menzione speciale anche qui per l’omaggio alla nostra terra, il Pugliese 2.0 vince a mani basse: panino artigianale con hamburger di scottona, capocollo di Martina Franca, burrata di Andria, rucola e pomodorino secco.

Arnold’s

Foto Arnold's
In alto a destra Paki Angelilli di Arnold’s.

Garantisce un’esperienza gastronomica unica e avvolgente Paki Angellili con il menù del suo Arnold’s, di ispirazione tex-mex. Quando, 12 anni fa, aprì il suo locale – che riproduce l’autentico snack bar americano, anzi omaggia ‘Happy days’, la serie simbolo del sogno a stelle e strisce – l’imprenditore foggiano aveva solo 31 anni, ma le idee molto chiare. Quel sogno si è trasformato: da un piccolo locale a una cornice di circa 900 mq attuali, in Corso del Mezzogiorno. La bracinoteca è leader degli hamburger e non solo: ventidue tipologie di carne. Un numero sconfinato di combinazioni di grigliate, hot dog, snack e antipasti. E per chi volesse sporcarsi le mani? Ci sono i panini oversize, con una scelta che va dai sandwich alla ciabattina, dal pane pizza a quello ai cereali: “Il più richiesto è il Fonzies, hamburger di chianina, bacon, doppia scamorza affumicata, cipolla grigliata e salsa smoked barbeque”.

Sherwood Chiosco Bikers

Foto Sherwood
In basso Matteo Tomaiuolo, titolare di Sherwood Chiosco Bikers.

Se il desiderio è un panino a metà strada tra il rock and roll e lo stile grunge, allora l’indirizzo da segnare è quello del Chiosco dei Bikers di Sherwood.
Lui si presenta così: “Dal 1990, Sherwood è luogo di amici motociclisti e non che s’incontrano per un panino e birretta”. Tranne la parentesi di Libando (il Festival enogastronomico foggiano) e per cui la food-roulotte si spostava per soli tre giorni nel centro storico, Matteo Tomaiuolo è in viale Michelangelo da oltre trent’anni: qui ha alimentato con pazienza e dedizione la sua passione per i fornelli e la carne. A Foggia è un’istituzione: il vero cibo di strada pugliese doc è quello di Sherwood che ogni sera raccoglie stuoli di avventori e avventrici del panino più farcito della cucina mondiale richiamati dal profumo inebriante e indiscutibile della carne arrostita sulla brace del chioschetto.

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