Foggia, dove sbocciano i fiori

Se n’è parlato tanto nei giorni scorsi, agli sgoccioli di un’estate turbolenta, specialmente sui social, dove la discussione ha animato i cuori e riscaldato le tastiere. L’endorsement di Paolo Mieli ai foggiani e alle foggiane, che hanno riempito la platea della serata conclusiva del concorso letterario ‘I Fiori blu’, è stato valutato, apprezzato, commentato.

foto Premio
Da sinistra, in senso orario: la direttrice artistica Alessandra Benvenuto. Paolo Mieli e Serena Dandini. Benvenuto con Maria Grazia Calandrone. Il conduttore della serata Micky de Finis con Giuseppe D’Urso, Presidente del Teatro Pubblico Pugliese.

Tra tutti i giudizi e le considerazioni (raccolti anche su Facebook, dove si è sollevato un vero e proprio dibattito), mi interessa comprendere le dinamiche che hanno portato alle dichiarazioni al microfono del giornalista milanese, già direttore editoriale de La Stampa e de Il Corriere della Sera, e che hanno così stupito una parte di pubblico, compiacendone altra. Io appartengo a quest’ultima ‘categoria’: orgogliosamente pugliese, romanticamente foggiana e legata a ogni angolo di questa città. Le crepe? Fanno parte della vita: una ‘lezione’ può darla l’arte del Kintsugi, significa letteralmente ‘riparare con l’oro’. È un’antica tecnica giapponese che consiste nel riparare oggetti in ceramica, utilizzando l’oro per saldare insieme i frammenti: ogni pezzo riparato diventa unico, grazie alle irregolari decorazioni che si formano con il metallo. Per noi occidentali le difficoltà e le cicatrici spesso assumono un’interpretazione negativa, associandole alla vergogna e al fallimento. Gli orientali fanno l’esatto opposto: il Kintsugi – dal forte valore simbolico – è la metafora delle fratture e dei cambiamenti. Dietro una cicatrice, una rinascita.
Un rifiorire.

Ipse dixit

“Foggia e i foggiani sono da prendere ad esempio per la puntualità, la presenza silenziosa e ordinata e la voglia di leggere e conoscere”. Paolo Mieli.
“Paolo Mieli non ha fatto altro che commentare quello che ha visto. Il problema è sempre e solo dentro chi abita questa città. Antropologicamente non vede mai nulla di buono, produce solo lamentazioni varie, con totale assenza di attenzione e obiettività rispetto a certe realtà positive. Nonostante lo sguardo comprensibilmente offuscato da qualche ‘disgrazia’ umana e politica, molto di buono c’è”. Alessandra Benvenuto, direttrice artistica del Premio e artefice del suo successo, mi parla senza peli sulla lingua (ama essere schietta) e con ardore (è risoluta, da vera Acquario doc), da cui si evince tutta la sua mente analitica. “Il vizio contagioso nel nord pugliese continua a essere quello di aver memoria solo per i disastri, e di cullarsi in numerosi alibi per vivere nell’inerzia. Tirar fuori la passione serve ad annientare questi grigiori. Potrebbe avere la forza di uno tsunami. Non dovrebbe essere difficile. Sono moltissimi coloro che amano i libri e quello che sta dietro, davanti e dentro alle pagine e a chi le scrive. Dateci tempo di produrre solletico all’acqua…e vedremo cosa accadrà”.

 

“Le parole hanno il potere di distruggere e di creare. Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo.” Buddha.
Visto e considerato il momento storico che stiamo vivendo (Foggia è una città senza un governo, amministrata da una commissaria prefettizia, a causa dello scioglimento del consiglio comunale per mafia, lo scorso agosto), vedo nella manifestazione culturale che anima ben tre stagioni (in inverno parte la macchina organizzativa, in primavera si tengono gli incontri con gli autori ammessi al Premio e alla fine dell’estate la premiazione, “dopo undici mesi di lavoro intenso e quotidiano di relazioni e scambi”) la puntata zero di un programma socio-culturale, da cui ripartire dopo le delusioni, gli scandali e i fallimenti.
Dalla platea allestita nel giardino della Villa Comunale, non ho potuto evitare di registrare che molte persone presenti si sono rispecchiate volentieri nelle parole di un intellettuale del calibro di Mieli (un vociare complice) e nel desiderio di crescere e continuare a sognare con la lettura.
Alessandra tu cosa hai visto quella sera e che feedback hai ricevuto? “Quel che sempre vedo e riconosco dopo anni e anni di incontri organizzati per presentare libri e autori e autrici. Curiosità ed entusiasmo e molta voglia di divertirsi (nel senso latino) e riflettere. E soprattutto la sorpresa in ogni sguardo, che si rispecchiava in quello dell’altro, nel riscoprire la gioia della condivisione e – dell’esserci – in uno spazio collettivo e fisico, finalmente reale e non più remoto”. Poi si ferma e già pensa al futuro: “Il passo successivo è persuadere (e contagiare) chi ancora non lo sapesse che leggere rende la vita più intensa perché conoscere produce emozione. Non è solo un fatto intellettivo. In più la curiosità rende più forti, perché è legata a doppia mandata al desiderio di vivere”.

La curiosità rende forti e la cultura rende liberi.

Sfogliare le pagine di un romanzo, incontrare un autore, intervistare una scrittrice, prestare un libro, approfondire una lettura, un personaggio, un tema. Sono le azioni che Alessandra Benvenuto (e lo staff del Premio) ha più volte ripetuto negli ultimi ventiquattro mesi. La manifestazione è molto giovane, ha all’attivo due edizioni ma già promette bene.
Gianrico Carofiglio, Bianca Berlinguer, Nadia Toffa, Walter Veltroni, Massimo Recalcati, Andrea Bajani, Cristina De Stefano, Maria Grazia Calandrone, Nicola Lagioia, Antonio Polito, solo per citarne alcuni. L’elenco è lungo, lunghissimo. Come la lista dei romanzi, poesie, saggi, storie d’amore, autobiografie, tra personaggi reali, figure inventate, episodi di cronaca nera e opere di fantasia. Il tutto affidato a una giuria tecnica (presieduta da Paolo Mieli) e a una popolare: quest’anno, la prima ha eletto la scrittrice e conduttrice Serena Dandini vincitrice della seconda edizione della kermesse con ‘La vasca del Fuhrer’ (per Einaudi); la seconda ha fatto letteralmente trionfare (con 800 voti) il saggio ‘A mente accesa’ (Mondadori) di Daniela Lucangeli, esperta di strategie di supporto all’apprendimento e di disturbi del neurosviluppo, che racconta storie di bambini, di emozioni e connessioni con la scienza.
Un ‘melting pot’ intellettuale: un’opportunità di crescita, di scambio, di condivisione. Termini a rischio estinzione, a causa della pandemia che ha colpito la società: “Gli ostacoli sono stati numerosi, imprevisti e imprevedibili, ma la pandemia è stato davvero il meno insidioso. E, alla fine, l’intuizione della perseveranza pare ci abbia dato ragione”.
Ma soprattutto, oggi, il Premio è un’occasione per riallacciare i rapporti, per incentivare il confronto, per dialogare con lo spazio urbano e il suo pubblico. La prima ‘annata’ è stata un vero successo: “più di cinquecento persone accorse nel Parco comunale”. Così Alessandra ricorda le serate finali del Premio Fiori Blu 2020 (pochi giorni prima del lockdown). Senza dimenticare il tam tam mediatico, con numeri da capogiro sui social tra condivisioni, post, video e interviste ai finalisti. Assolutamente positive anche le prestazioni 2021: seicento minuti totali di dialoghi e incontri, venti tra autori e autrici, una squadra nutrita tra giornalisti, esponenti della Giuria popolare, rappresentanti dei partner (Università degli Studi e Fondazione Monti Uniti), studenti e insegnanti.
“In più abbiamo fatto in modo che le copie dei libri candidati fossero sugli scaffali – non solo della Biblioteca Regionale ospitata nella nostra città – ma anche delle biblioteche dei dipartimenti universitari e di quella che ha sede negli Ospedali Riuniti”. “Il prossimo anno – garantisce la direttrice artistica del Premio – accadrà di nuovo, tanto più che moltissimi continuano a esprimere il desiderio di partecipare, per leggere e poter votare”.
Effetto ‘influencer’.

Sarebbe bello se i libri in rassegna rappresentassero un faro per la nostra comunità, che oggi è impegnata nella ricostruzione della sua identità. “L’idea è suscitare interesse, intercettando storie anche molto differenti”. “Paolo Borsellino ricordava spesso che la lotta alla criminalità si vince con i movimenti culturali. Si potrebbe ripartire da qui. Per ricostruire, consolidare e risvegliare la forza di quel ‘movimento culturale’ che scorre sotterraneo in città, ma non ancora riemerge per farsi sentire”. “Ci vuol tempo e pazienza”, è il monito della Benvenuto che aggiunge “e coraggio. Ma questo – lo dimostra l’etimologia – arriva se si lavora con il cuore. E allora forse non è nemmeno un caso che il nostro main sponsor sia Luca Vigilante, che avendo creduto dal primo secondo in questo progetto, rappresenta in assoluto l’abnegazione per il proprio lavoro e la dignità e il coraggio di continuare nonostante le minacce e gli attentati”.
Cosa dicevamo, prima, a proposito dell’influenza del segno zodiacale? L’Acquario desidera sempre dare il massimo: per questa sua forza Alessandra è finita ‘nel mirino’ dell’amico e presidente di giuria: “è un fuhrer”, ha scherzato sul palco il direttore.
Quali consigli ti ha dato Paolo Mieli in questi anni? “Pochi ma essenziali. Nonostante la sua battuta sul mio essere impositiva e tenace, ovviamente il vero “fuhrer” è lui, al quale occorrono ben poche sillabe per inquadrare problemi e risolverli. Ho l’onore di conoscerlo da molti anni e posso dire che con intelligenza, sensibilità e cultura come le sue, i pensieri assumono la potenza e la velocità di un missile. Il gran privilegio di questo progetto è anche però rappresentato dall’avere come madrina (preziosa) Ritanna Armeni e padrino (geniale) Marco Ferrante. Fu lui a dirmi, mentre un giorno ci salutavamo in stazione, “ma perché non ti inventi un premio?”. Forse non immaginava che avrei preso quelle sue parole cosi tanto sul serio…ma eccoci qui”. A proposito di perseveranza.

Leggere crea (in)dipendenza?

“Ogni parola e ogni incontro mi hanno insegnato e ricordato l’importanza dell’autenticità e dell’ascolto”. Non male, come esercizio, provare ad assumere questa prospettiva zen. Leggere per saper ascoltare.
Sulla bellezza delle parole e sull’importanza della lettura se ne parla a scuola, in radio e in tv, si scrivono editoriali, si organizzano meeting, tavole rotonde e appuntamenti culturali.
Dicono che la lettura in sé, come la conoscenza, lo studio, è già un piacere ma la vera sfida è creare ‘dipendenza’, aguzzare la vista, mantenere alta l’attenzione, stimolare il pensiero, il confronto e ricominciare. Un finito che diventa infinito.
“Il bello – mi ha confidato Alessandra Benvenuto salutandomi – è stato anche sorprendersi a ritrovare sottili fili di luce e di pensiero, che ritornano attraverso storie, personalità e cultura di ognuno”. La trama e l’ordito: i libri possono salvare il mondo? Non so, sicuramente contribuiscono a migliorarlo.

A tu per tu con Paolo Mieli

Direttore, Lei sembra essere stato adottato dalla città di Foggia, in questi giorni, soprattutto dopo la seconda edizione di questo Premio.
Paolo Mieli: “Questo Premio è particolarmente importante per Foggia, perché ha avuto il battesimo nell’anno più difficile della storia d’Italia, però quest’anno tempisticamente ha segnato la ripartenza. E quello che ho notato io è che quello che si è visto a Foggia non si è visto in nessuna città italiana. Per cui si può dire che questa ripartenza post Covid non è ancora finita, ma parte da Foggia, dalla Puglia. Sono molto contento di questo”.

Cosa significa guidare una kermesse letteraria come I Fiori blu?
P.M.: “Beh, si è visto che al Premio hanno partecipato venti tra i più importanti scrittori italiani che si sono messi in gioco e che hanno fatto tifo l’uno per l’altra. Non un gioco distruttivo, ma competitivo e sono lieto che alla fine abbia vinto Serena Dandini che tutti conoscono come comica, ma in realtà è una grande scrittrice”.

Foggia è stata sciolta per mafia ad agosto. La cultura in tutte le varie declinazioni, può aiutare a ripartire, a rialzarsi?
P.M.: “Si, io sono molto sereno nel guardare questi scioglimenti perché ormai praticamente non c’è comune del sud che non attraversi questi momenti e, per onestà nei confronti degli amministratori, aspetto che le vicende si concludano del tutto. E quindi non faccio morale. Se sono collusi, lo vedremo alla fine”.

La terapia dell’oblio può aiutare una città come la nostra a trovare una chiave di lettura a questi eventi socio-politici che l’hanno travolta? 
P.M.: “Si, l’oblio che io raccomando non è un oblio definitivo, ma passare un panno e non guardare le vicende del futuro alla luce delle passioni del passato. Quindi, penso proprio di si. Soprattutto, in un momento come questo, può aiutare, passare un panno, fermarsi e ripartire”.

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