Dove nasce il sogno di moda di Gianni Versace: lo racconta Tony di Corcia

Negli anni ’80 – così mi dice – lui, che vanta una spiccata dote comunicativa e ammette di essere alla continua ricerca di stimoli intellettuali (da buon Gemelli), avrebbe abitato con frequenza quasi maniacale le tribune meneghine dei più scenografici fashion show, per respirare (e far propria) tutta l’energia e la creatività possibile di quelle che, oggi, sono considerate le uniche icone della moda. Per i neofiti: in quel periodo, si stava scrivendo la storia della moda italiana, con l’ascesa dei designer milanesi, di nascita e d’adozione.
Carta di identità alla mano, Tony di Corcia ha dovuto aspettare il 1993, cioè la maggiore età, per poter assistere a quei défilé, spettacoli tra leggenda e mito: uno, due, tre inviti ben stretti nella mano mentre attraversa lo Stivale in treno, il mezzo che da Foggia – la sua città – lo conduce a Milano, la capitale della moda.
Seduti in un accogliente salottino shabby chic di un bistrot della città che ha dato a entrambi i natali, a distanza solo temporale ma non certo emotiva da quel decennio d’oro, Tony mi racconta, con entusiasmo contagioso, che “le sfilate di Gianni Versace e di Giorgio Armani, di Gianfranco Ferrè, di Roberto Cavalli erano delle esperienze uniche. La moda italiana si affermava a livello internazionale e tutto era molto eccitante”.
Biografo del fondatore della maison della Medusa, ma anche di re Giorgio, dell’imperatore Valentino e della griffe inglese Burberry, giornalista e storico di moda, di Corcia si confronta per la terza volta con il mito dello stilista calabrese morto a Miami nel ’97, all’apice della sua carriera: è ora in libreria ‘Gianni Versace. Il giovane favoloso’ pubblicato dalle Edizioni Clichy, “con questo libro sono tornato non sul luogo del delitto, ma sul luogo del diletto, perché per me Versace è un simbolo”. Punto.

Foto di Corcia
Un ritratto di Tony di Corcia e un dettaglio della copertina del suo ultimo libro ‘Gianni Versace. Il giovane favoloso’

La prima volta non si scorda mai

Quando il tuo sogno è lontano oltre 700 km, hai solo un’opportunità per accorciare le distanze: coltivare quella passione con tutti gli strumenti a disposizione. Quelli, ad esempio, che un adolescente e aspirante cronista ebbe un’estate degli anni ’90, per alimentare la vicinanza con la nuova moda che si affacciava, furono delle banconote, si, dei soldi: “feci di tutto per convincere i miei genitori a darmi regali di compleanno anticipati di mesi, ma quando riuscii ad ottenere il gruzzolo quella camicia a stampe che vidi in vetrina era stata appena venduta”. Questo imprevisto fu galeotto: fuori la blusa, dentro una cravatta, di Gianni Versace naturalmente. “Il mio amore per Versace nasce da un dispiacere, da una privazione. Poi da lì ho comprato diverse cose, adesso diventate ‘storiche’, è la mia collezione. In molti capi purtroppo non ci entro più… (ride, ndr)”.
A mio parere, ci sono delle incredibili assonanze tra lo scrittore pugliese e l’artefice del successo del fenomeno delle top model. Una su tutte: la tenacia.
Tony, se Gianni Versace fosse qui quale sarebbe la prima domanda che gli faresti?
“Non so se gli farei una domanda, di sicuro gli direi grazie. Gli devo molto in termini professionali. E anche in termini personali: quando ero un ragazzo di provincia, che voleva farcela, ho imparato delle cose attraverso la sua moda, perché una sua sfilata ti ‘costringeva’ a informarti su periodi artistici e movimenti musicali. Lui ha ampliato i miei orizzonti, mi ha fatto sentire anche un po’ seducente e strafottente grazie alle sue collezioni e capita ancora adesso, sento che un po’ mi ringiovanisce, mi risveglia (ride, ve l’ho già detto che uno degli aspetti che più adoro in Tony di Corcia è la sua autoironia?, ndr), quindi credo che se lo avessi davanti gli direi grazie Gianni, sei un mito, sei proprio una roba pazzesca”.
Di te cosa gli racconteresti?
“Io sono uno che fino a un certo punto gli somiglia, perché anch’io sono nato in provincia, anch’io mi sono sentito stretto nella mia terra, anch’io ho fatto delle cose che, sulla carta, non erano scritte per me”. Di queste importanti e emblematiche tracce della fase primordiale della carriera dello stilista di Reggio Calabria Tony ne parla con minuzia di particolari proprio nelle pagine del suo ultimo libro-tributo che è, appunto, un viaggio agli albori del talento di Versace, tra tappe significative – come il 1978, anno in cui sfila per la prima volta una collezione con il suo nome – e momenti clou della carriera: “mi sono detto, raccontiamo Versace prima di Versace, l’infanzia, la giovinezza, il debutto perché alla fine è la parte meno conosciuta della sua vita e poi mi piaceva l’idea di chiamarlo ‘Il giovane favoloso’ come il film di Martone su Giacomo Leopardi. Lui era un giovane di grande talento, di grandi prospettive, di grandi speranze, era già Gianni Versace”.

Foto libri
Le copertine di alcuni dei libri scritti da Tony di Corcia

Ma a proposito di introspezione, l’analisi interiore di cui sopra mi offre l’assist per approfondire alcune avventure che lo scrittore foggiano ha vissuto negli ultimi anni, propedeutiche ai suoi lavori editoriali: come gli inviti a casa di Natalia Aspesi, “che era il mio mito da ragazzo e lo è tuttora”, o l’amicizia con Giusy Ferrè, scomparsa lo scorso 14 aprile, “sono profondamente addolorato per la sua morte, lei è stata super generosa con me, mi ha aiutato tantissimo, la persona con una delle risate più belle, più musicali che abbia mai sentito in vita mia”. Tony mi racconta di quella volta in cui lui e l’autrice storica di ‘iO Donna’ parteciparono a Milano al ‘White Carpet’ di Sì Sposaitalia, (Tony curava la comunicazione di Bellantuono Bridal Group che comprendeva le linee di Blumarine, Marras e la stessa Bellantuono): “andai a salutarla e lei fu molto contenta di vedermi. Mi disse ‘Avvisami quando esce il tuo prossimo libro perché io ci tengo ad averli tutti, io ti considero il mio erede’. Ho ancora i brividi”.

Tra must have e best moment

La storia di un’icona della moda – sensibile ma al tempo stesso audace – si intreccia, su queste pagine, con le esperienze di un giovane cronista, anch’egli meridionale – Tony di Corcia è stato conduttore televisivo e ha scritto per le redazioni pugliesi di Repubblica e del Corriere della Sera – che ha saputo circondarsi dell’affetto e della stima di donne e uomini tra i più autorevoli del giornalismo e della cultura. “Sono tutte persone che un po’ mi hanno adottato. Io venivo dal nulla, io sono uno che viene da Foggia, che prende il treno per andare a Milano a fare interviste e loro mi hanno aperto le porte delle loro case, se ripenso a questi incontri mi dico che ho ricevuto un grande dono dalla vita e che ho fatto qualcosa che non era scritto per me”. Oltre a Ferrè e Aspesi, tra gli amici anche lo stilista Luciano Soprani, grande amico di di Corcia, che lo stesso scrittore sta celebrando ora con un tributo su Instagram, il fotografo Gian Paolo Barbieri – che, tra le altre, ha donato a Tony l’immagine di copertina del suo ultimo libro – poi Maurizio Costanzo e Alda Merini, “il regalo della vita? Stare con lei nella sua casa a Milano a leggere le sue poesie”.

Tony con Soprani
Tony di Corcia durante un’intervista con lo stilista Luciano Soprani, nel backstage di una sfilata.

Che cosa ti ha insegnato Gianni Versace?
“Ad andare sempre oltre, a superare i limiti, a credere in se stessi. Gianni Versace ha messo in piedi un’azienda incredibile, un marchio pazzesco armato unicamente del suo talento, della sua visione, talmente era sicuro del fatto di possedere un linguaggio totalmente innovativo”. A propositivo di innovazione, nel 1994, Versace rilegge l’estetica punk ed è delirio di fan: “Io ho consumato la videocassetta di quella sfilata che mi hai mandato l’ufficio stampa di Versace”, confessa Tony sorridendo. E’ la collezione delle spille da balia dorate: e io non ho resistito al richiamo del link al video Youtube che Tony ha allegato come una sorta di originale appendice del volume. Visitatelo!
Sono segnalate le immagini delle sfilate dal ‘78 al ’97, ma per te quali sono i cinque must have?
“L’abito in maglia metallica, perché lui l’ha proprio reinventata anche dal punto vista tecnologico, l’ha resa leggera, fluida, come se fosse seta; un capo stampato, ovviamente un pezzo della collezione con le spille da balia dorate, un capo di pelle e i jeans, eravamo tutti pazzi dei jeans di Versace. Da ragazzi mettevamo i soldi da parte per comprarci i suoi jeans con le borchie dorate”.
E della tua collezione Versace da quale pezzo non ti staccheresti mai?
“Non lascerei nessuno, ma se dovessi scegliere…sono indeciso tra un giubbotto di pelle che mi entra con grande fatica, e che ha più meduse lui che tutto l’Adriatico, oppure la camicia stampata azzurra celeste che ho indossato quando ho presentato il mio primo libro su Gianni Versace. E’ lì nell’armadio, non la deve toccare nessuno. E’ un simbolo”.

Il simbolo di una carriera che avanza, e solo apparentemente inaspettata, costruita con dedizione, passione, cura, pazienza. Ogni volta che saluto Tony è così: mi chiedo ‘quando uscirà in libreria il suo prossimo libro?’

Tony e Armani
Tony di Corcia con Giorgio Armani e, accanto, un capitolo del libro che lo scrittore foggiano ha dedicato alla carriera dello stilista.

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