Dalla creatività alle Confidenze

Dietro a un buon architetto ci sono anni di studio, manuali, master, guru, esperienze, ispirazioni. Ma anche del buon vino e dei monili porta fortuna.
Ne ho avuto certezza nello studio CORFONE+PARTNERS, dove il suo CEO e Founder – ospite della rubrica ‘Confidenze’ – coltiva, concentra e progetta la sua esperienza professionale, maturata negli anni in Italia e all’estero, abbinata a un sapiente gioco di equilibrio tra passioni,  hobby  e tempo per gli affetti. E’ una sorta di allenamento per favorire nuovi sguardi e future visioni.

L’architetto e l’arte

Classe ’81, Cesare Corfone si innamora dell’architettura a 18 anni quando i suoi occhi attenti e affamati (tipici di chi sta per varcare quel confine tra Liceo e Università) s’incontrano con l’estro artistico di Gaudì, nei quartieri più noti di Barcellona. Galeotto fu il tour alla scoperta del modernismo catalano. Questa passione (per lo stile artistico che si sviluppò tra il XIX e il XX secolo nella regione spagnola della Catalogna) sembra averlo accompagnato fin dagli anni della formazione accademica, iniziata nel 1999.
Di pari passo, un’insaziabile sete di conoscenza lo ha portato a frequentare Atenei in tutto il mondo: Barcellona, Montreal – dove è stato architetto visiting scholar presso la Cattedra UNESCO in paesaggio ed ambiente – poi Florida, Messico solo per citarne alcuni.

“Non ci può essere felicità se le cose in cui crediamo sono diverse dalle cose che facciamo”, le parole di Freya Stark mi fanno da assist: Cesare vive di passioni.
Lo percepisco dal modo in cui si muove nel suo Studio di Architettura e paesaggio: un po’ luogo di lavoro, un po’ rifugio, dove ama circondarsi di cose belle e stimolanti, di ricordi evocativi di infanzia.
Una clessidra, una vecchia macchina da cucire, una libreria, qualche scatto della sua famiglia: non semplici oggetti, ma risorse, ciascuno di loro è un tramite per trasformare il flusso creativo in progetti di qualità. Più semplicemente: ispirazione.

Dal 2014 – anno dell’inaugurazione dell’atelier culturel di progettazione architettonica – a oggi Cesare ha portato a casa, con il suo team di cui è un grande ‘fan’, un portfolio con più di 150 progetti tra architetture, paesaggi, design di interni e piani urbani e la realizzazione di quasi 60 opere d’architettura per un valore complessivo di circa 13 milioni di euro.
24 ore al giorno sono troppo poche per un professionista come lui, i sette giorni della settimana pure.
E’ veloce, ma non frettoloso, è pacato, ma non rilassato. Come in una sorta di Minority Report, l’architetto – foggiano di nascita, cosmopolita per vocazione – è capace di gestire una, due, tre agende. Contemporaneamente. Non solo dalla sua scrivania, al primo piano di via Bruno.

Un uomo senza confini

Cesare non ama le etichette (“Sono una persona semplice”, come ha dichiarato nel video ‘La formula della felicità’, su Facebook) e la ‘sedentarietà’:  è davvero un terno a lotto indovinare in quale parte d’Italia si trovi. Senza contare i viaggi di piacere e le città dove ha lavorato per progetti di sviluppo urbano sostenibile (Pantelleria, Firenze, Losanna, Valencia, Barcellona, Zongshan, Guadalajara, Dubrovnik), Foggia, la sua base operativa, è la città dei progetti, Milano (dove vive attualmente la sua famiglia, la moglie Luciana e i suoi figli, Valentina e Daniele) è il luogo degli affetti, poi Pescara, l’Accademia.
Ma tra tanti posti è Key West, in Florida, dove si vede tra 10 anni. Niente male come idea. Sarà il bisogno di relax e di svago? Non sarebbe certo un desiderio scabroso: a un anno dal primo lockdown Cesare Corfone sa di aver portato a termine tutto ciò che si era prefissato. E anche quello, a suo modo, è un viaggio: 365 giorni per esplorare un nuovo sé (pratica yoga da circa 12 mesi), qualche momento in più per godersi gli affetti, per ritrovarsi in quelle forme portafortuna che sono il punto di partenza di ogni sua avventura.

Magari anche l’occasione per tuffarsi nel passato: “La soddisfazione più grande? L’elogio del preside, dopo la mia discussione della tesi di dottorato a Pescara”.
Forse lì ancora non sapeva che solo dopo poco tempo sarebbe diventato un apprezzato professionista (nel 2019 il nome del suo Studio appare nella prestigiosa pubblicazione ‘100 Progetti Italiani’) e che nel corso del primo quinquennio della sua attività, avrebbe ricevuto menzioni, premi e riconoscimenti di carattere nazionale e internazionale. Un  palmares da archistar, ma sono certa che lui arrossirebbe davanti a questo soprannome.
“Si vince o si impara”, Cesare ama ripetere il motto di Nelson Mandela.

Le crisi portano progresso, sosteneva Albert Einstein: oggi quali opportunità post pandemia deve inseguire il settore del Design?
“Io credo che il design, come diverse attività professionali creative, abbia bisogno di istinto da un lato e di competenza dall’altro. Mi hai citato Einstein ti posso citare Picasso: <<L’ispirazione quando arriva, arriva, ma deve trovarti al lavoro altrimenti va via>>”.

Con l’adozione dei pannelli in plexiglas il design ha lavorato sui luoghi in cui è necessario tutelare la salute. L’emergenza COVID-19 sta condizionando i nostri comportamenti e ha rivoluzionato gli uffici e persino le infrastrutture ma le case verranno trasformate in luoghi di lavoro?
“Io credo che il Covid porterà dei cambiamenti momentanei e istantanei come il pannello di plexiglass e cambiamenti psico-fisici, come la residenza e l’abitazione e il telelavoro, che verranno ampiamente ristrutturati attraverso questi cambiamenti, in modo duraturo. Quindi il design percepirà alla lunga, con i tempi dell’architettura, quelle cose che le nuove esigenze familiari, dei bambini o dei pensionati, che devono incontrarsi tra loro attraverso una webcam e ricostruire le scenografie abitative sia come front-end, come scenografia percepita da chi sta dall’altra parte del monitor e sia come back-end, il dietro le quinte della reale abitabilità delle case”.

Design e Covid. Che aspetto avranno i negozi? Il tuo studio ha immaginato in che modo poter intervenire sugli spazi del commercio e gli spazi ed i servizi di fruizione pubblica?
“In  questo m omento sto lavorando con degli amici a una vision per la quale lo spazio diventa un luogo per gli acquisti  integralmente digitalizzato, poiché la risposta spaziale fisica non sarà così immediata, sarà molto più lenta, ma nell’immediatezza ci saranno delle risposte digitali, quindi spostare bit piuttosto che spostare atomi in questo momento sembra la risposta corretta all’emergenza. Sto parlando realtà virtuali all’interno delle quali incontrarsi, spendere del tempo e non del denaro, dove valutare anche l’opportunità di portare a casa qualcosa”.

Si sente più spesso parlare di rinascimento delle idee e della creatività: con il tuo team che tipo di filosofia stai portando avanti?
“La parola Rinascimento in questo momento è legata in maniera particolare a un concept sviluppato con un caro amico di Foggia (oggi operativo a Pescara), Luigi Rinaldi, che ci sta portando a pensare come i borghi abbandonati durante il Medio Evo, potrebbero diventare oggi un luogo di Rinascimento 5.0 in virtù della necessità che le famiglie hanno di vivere in un’ambientazione emozionale pur continuando a produrre l’attività professionale  che si è delocalizzata e liquefatta integralmente”.

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