Confidenze da leggere

A metà strada tra Nottingh Hill e C’è posta per te, la storia di Stefano e Francesca genera fascino e suggestione.
Come accade nelle due commedie, anche per la giovane coppia foggiana è una libreria – la loro libreria indipendente – il centro nevralgico della loro vita. Dalla finzione cinematografica alla realtà: i passi compiuti per inaugurare Rio Bo – nell’autunno del 2016 – sono stati tanti e complessi, ma aver camminato mano nella mano non ha fatto altro che rafforzare il desiderio di entrambi di aprire con fiducia e convinzione quel cassetto dei sogni. Lì dentro c’erano anche tante incognite: successo, soddisfazione economica, rischio di impresa. Non restava che giocarsi la carta del coraggio (per citare, ad esempio, Lupo Baldo) consapevoli che Foggia meritava una libreria per piccole lettrici e piccoli lettori.

Una coppia unita anche dalla passione per i libri

Forti delle loro scelte, Stefano Consiglio e Francesca d’Addario hanno dato vita a un presidio culturale che assomiglia sempre più a quel sogno nel cassetto: un luogo dove la lettura diventi occasione di crescita dei bambini e dei ragazzi. Forse pregustando quel loro desiderio di genitorialità.
E allora, l’uno (con alle spalle una formazione umanistica) ne è il direttore artistico, l’altra – complice il suo background da architetta – ne ha curato il design e gli allestimenti rendendo la libreria di via Matteotti 74 uno spazio dinamico, vivace, partecipativo, a proposito di spettacolarità della conoscenza.

Mi piace immaginare che marito e moglie abbiano riflettuto proprio come fece Margaret Mead, “Ai bambini deve essere insegnato come pensare, non cosa pensare”.
Libri, accessori, oggetti, giochi sono tutti opzionati per sviluppare la conoscenza, alimentare la curiosità e stimolare lo spirito critico della fascia più giovane di lettori e lettrici.
Distribuita su due piani la libreria indipendente non è solo la scommessa commerciale di Stefano ma la scommessa culturale di tutta la città.
Lo dimostrano le sale per la lettura e la consultazione animate, negli anni scorsi, dal meglio dell’editoria e dello spettacolo per i bambini e dai loro originalissimi laboratori creativi, dagli scaffali colmi di albi illustrati, libri d’arte, narrativa per ragazzi, grandi classici e testi dedicati ad educatori ed insegnanti. In sintesi: la destinazione preferita delle famiglie nei loro giri di shopping con prole. Puoi fare un giro e lasciarti sedurre dai titoli o dalle figure, oppure, se hai già un’idea, guardare le opzioni e le alternative. Comprare un libro per piccole persone non è come comprare la Nutella. C’è un pensiero, una riflessione sulle tante possibilità che il testo offre: per età, gusto, tendenze, ecc.
Stefano traduce con parole semplici e con immancabile empatia, la confusa richiesta di chi entra, piccolo o grande che sia. Ecco un modo per dire addio alle compere compulsive, ai giocattoli inutili, all’usa e getta. Un libraio è un presidio culturale, è come gettare semi ora per una ricca mietitura domani.

Il personal book shopper

È aiutare bambine e bambini ad avere dimestichezza con le parole. Si sa la lettura è cultura e inizia da subito.
Stefano, che nasce lettore quasi ‘maniacale’ (“sono sempre stato attratto dal libro, dal rapporto fisico con le pagine da sfogliare, la copertina da accarezzare”) ha puntato sulla qualità delle case editrici: “Un libraio – ha spiegato a ‘Confidenze’ – vive i libri che vende, un venditore di libri li vende come mele”. Tradotto: un vero libraio è capace di indirizzare i gusti e contribuire a riaccendere la scintilla laddove si è spenta e a alimentarla dove sente che ci sono le premesse giuste.
A dirla tutta è anche capace di stuzzicare il lettore più pigro: è un personal book shopper … a domicilio. “L’ho fatto anche per mantenere vivo quel contatto con i clienti”, spiega ricordando le volte in cui lo ha proposto.
Comunicare con empatia sembra essere la chiave del successo della sua libreria indipendente.
Ma anche l’ironia fa la sua parte. E può diventare un mantra. Il libraio indipendente cita Enzo Jannacci: “E sempre allegri bisogna stare,che il nostro piangere fa male al re,fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam”.

Resistere al Covid e alla crisi economica tra chiusure, limitazioni, paure, dibattiti e polemiche: tu da che parte stai?
“Bella domanda. Io penso che ciascuno di noi debba fare il suo: noi dobbiamo cercare di mantenere le distanze  e di usare tutti i dispositivi di sicurezza previsti. Se devo criticare qualcuno? All’inizio ero d’accordo su tutta la linea, ora si è perso il fuoco. Vedremo cosa accadrà. Ritengo però che se tutti si comportassero bene succederebbero meno problemi. In attesa di un Rinascimento”.

Cosa ha tolto la pandemia alla tua libreria indipendente e cosa hai dato tu alla tua comunità di lettrici e lettori per superare con grinta e ottimismo questo momento? Per esempio, sugli scaffali di Rio Bo ci sono libri che spiegano il Covid?
“La grossa differenza tra il periodo pre pandemia e quello post pandemia è che qui non svolgiamo più laboratori creativi. Ritengo (e con me tutto il mondo dei librai indipendenti per ragazzi) che una libreria debba essere abitata dai bimbi. Devono poter comprendere cos’è un libro, toccarlo, vederlo, parlarne con i coetanei. Ciò che abbiamo fatto? Abbiamo implementato il servizio a domicilio, gratuitamente. Abbiamo dato una nuova veste allo spettacolo natalizio, che è un evento atteso tutto l’anno, realizzato in collaborazione con l’attore Umberto Contini. Lo scorso dicembre, considerando il rischio di contagio, abbiamo realizzato un cortometraggio con la regia di Niki Dell’Anno: un successo inaspettato che è stato premiato dal pubblico. Non siamo d’accordo sui laboratori a distanza perché si perde la poesia del condividere le emozioni legate a questa attività. In libreria oggi ci sono libri che parlano di Covid, di virus. Ma per fortuna sono poco richiesti: i titoli sono carini, ma le famiglie non amano affrontare il tema dell’emergenza sanitaria attraverso i libri che, invece, nell’immaginario collettivo,  rappresentano un oggetto di piacere e di felicità”.

Per una città piccola come Foggia cosa vuol dire essere titolare di una libreria indipendente?
“Scherzando, io dico di appartenere alla resistenza culturale della città: di fatto, credo che investire tempo, voglia e denaro in una attività commerciale di natura culturale in una realtà del meridione che quotidianamente non offre dimostrazioni di cultura sia coraggioso. Tuttavia questa città, che ha tanti difetti (e tante buche, ride ndr), è all’avanguardia per quanto concerne l’editoria per ragazzi: la Biblioteca dei ragazzi di Foggia è Premio Andersen. Un luogo che ci invidiano in tutta la penisola. E noi siamo parte della macchina organizzativa del Buck Festival, una realtà consolidata a livello nazionale, uno dei più importanti festival del settore”.

Ti capita mai che le richieste di libri e giochi arrivino direttamente dai bambini e dalle bambine, o sempre attraverso i loro genitori?
“Si molto spesso anche se con richieste ‘curiose’. Esempio: <<voglio un libro blu>>”.

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