Cinquanta sfumature di Halloween

C’è chi si copre gli occhi con le mani e chi si passa la lingua sulle labbra, dipende da dove si preferisce trascorrere la serata: sul divano o in cucina.
Oggi, ad Halloween, non ci sono più ‘regole’: sono ammesse maratone tv delle più note saghe horror-gotiche e sfide ai fornelli dei dolci della tradizione enogastronomica locale.
Ma in Puglia continua ad andare in scena – su palcoscenici intimi e ‘domestici’ – una celebrazione folkloristica della Festa dei morti, lontana dal chiassoso e consumistico ‘effetto americano’.

E’ tutta una questione di zucche

Grosse, bitorzolute e intagliate. Dopo aver rimpiazzato la ‘cugina’ rapa (in America erano irreperibili), le zucche sono diventate nei secoli il simbolo della notte più tenebrosa dell’anno, quella che cade il 31 di ottobre. Sulla scia, infatti, di un’antica leggenda irlandese – che coincideva con il Capodanno celtico e i riti in onore di Samhaim e di tutti gli spiriti dei defunti – la sfera di colore arancio, scavata, infuocata e dallo sguardo sinistro, serviva per illuminare i portici e allontanare, durante il rituale, le anime in pena.
Senz’altro, un’atmosfera più spirituale rispetto alle ambientazioni dark del mito del cavaliere senza testa o del più noto jack-o’-lantern: ed è qui che si separano le strade.
Quando sbarcò in America, il profondo culto dalle radici nord europee sfociò in una variante più leggera, riducendo la forza del suo messaggio e ‘appiattendosi’ su un fenomeno dilagante, quello delle zucche decorate. Oggi, non si contano i campi coltivati, i festival allestiti e gli eventi dedicati al frutto di All Hallows’ Eve, dall’aspetto tutt’altro che complice.

“A proposito degli ‘effetti Halloween’, vi invito a curiosare tra le pagine del blog di Ines Pesce, Wedding Marketing Specialist, e a leggere l’articolo ‘Come si può inserire qualche tattica di Halloween Marketing nella propria strategia di wedding marketing’.

Resta, tuttavia, in molti angoli della terra, quell’antica tradizione che ha nel fuoco il suo snodo centrale. Antica, perché, carte alla mano, pare che dal 1200 si pratichi nel Subappennino dauno una ricorrenza che esalta la luce e non l’oscurità: non la paura dei morti, ma il ricordo dei cari defunti.
Negli ultimi anni, Orsara di Puglia ha saputo conquistare pubblico, cover e telecamere di tutto il mondo con i Fucacoste e Cocce Priatorje, un vero e proprio allestimento capace di trasformare le vie del borgo in una suggestiva e teatrale sfilata di falò a cielo aperto con scintille scenografiche e le immancabili zucche–lanterna. Ma, nonostante le apparenti similitudini, di riferimenti anglosassoni neanche una traccia.

La Notte dei Cento Falo’ e delle Teste del Purgatorio

Puoi comprendere di cosa sto parlando solo se lo vivi almeno una volta nella vita: Fucacoste è quel momento in cui l’intero paese, tra mistero e magia, si stringe attorno alla fede per ricongiungere i due mondi, il terreno e l’ultraterreno, nel ricordo di chi non c’è più.
Come nel riprodurre quasi religiosamente la sceneggiatura di un lungometraggio, al calar del sole, vengono date alle fiamme piante di ginestra: è l’effetto wow, perchè l’arbusto, una volta infiammato, si volatilizza facilmente, dando il via a quel legame cielo-terra che, sembra, si compia sotto gli occhi dei presenti.
Alle 19, il rintocco della campana di San Nicola di Bari, sarà il segnale tanto atteso: 100 falò cominceranno, contemporaneamente, a scaldare l’ambiente.
A giocarsi un ruolo strategico qui sono gli incappucciati e la Chiesa dei Morti: nulla a che vedere con le sanguinose pellicole di John Carpenter e Sam Raimi (solo per citare due tra i più celebri registi horror della storia del cinema). La processione della Confraternita delle Anime del Purgatorio è un’antichissima usanza durante la quale i confratelli, vestiti di bianco, attraversano il centro storico accompagnandosi, come vuole la tradizione, alle anime dei defunti.
Sui ciottoli di pietra i passi frettolosi dei turisti che seguono il corteo e, ai lati delle strade, i fari artigianali, disposti a terra, sull’uscio delle abitazioni, sui davanzali, sui balconi e i terrazzini: a guardarla da lontano, Orsara sembra un presepe arroccato sulla montagna. E’ luce ovunque, nella notte del primo novembre, quella dedicata a Ognissanti. Fiammelle che ardono dentro fiaccole homemade che guidano le anime del purgatorio: sono le lanterne antropomorfe di ogni misura, colore e fattezza. Ma non chiamatelo Halloween.

Banchetto time

La luce fioca della lanterna mostrerebbe alle anime del purgatorio la strada per ritrovare gli ambienti e le dimore frequentati in vita. Ed è, in loro onore, che si consumano – attorno a un banchetto che ogni famiglia orsarese allestisce dinanzi alla propria casa – cibi poveri, ma dal forte impatto simbolico come il grano lesso condito con chicchi di melograno e con mosto cotto, le patate, le cipolle, le uova, il pane cotto nel forno a paglia e le castagne sotto la brace, poi il vino, i frutti e le verdure di stagione.
Riti e credenze che attirano, ogni anno, migliaia di turisti a caccia di leggende, storie sconosciute e nuovi miti.

Curiosita’, usi e costumi

“Trick or treat, smell my feet, give me something good to eat, not too big, not too small, just the size of Montreal”.
(“Dolcetto o scherzetto, annusami i piedi, dammi qualcosa di buono da mangiare, non troppo grande, non troppo piccolo, solo delle dimensioni di Montreal”).
E i bambini cosa fanno ad Halloween? Loro sono sempre più attratti da filastrocche, mostri spaventosi, illusioni e magiche atmosfere.
Da sempre, in tutta la Puglia, i più piccoli impazziscono all’idea di andare casa per casa a chiedere i dolci: prima ancora dei loro ‘cugini’ d’oltreoceano, lo facevano indossando gli abiti dei loro nonni e recitando questi versi: “All’aneme di muerte, m’ha dé do fiche? Addo’ l’ha mette? Jinde o’ viddiche!”. (Per l’anima dei morti, mi dai due fichi? Dove li metterai? Nell’ombelico”).
Mentre a San Nicandro Garganico ‘suona’ così: “Damm l’anma i mort, ca snnò t sfasc la porta”, (“Dammi l’anima dei morti, sennò ti sfascio la porta”).
A Manfredonia, invece, nel giorno dei Defunti, spopola tutt’oggi la calza ripiena di dolciumi. Secondo una credenza popolare nella notte tra Ognissanti e il 2 Novembre, i morti fanno ritorno sulla terra per far visita alle proprie case e qui ‘l’Anime u Priatorje’ (le Anime del Purgatorio) trovano ‘a tavele’ imbandita e ‘A cavezètte de l’anime i murte’ che i fanciulli appendono ai piedi del letto, convinti che i morti li riempiono di doni. E non solo: tuonano spesso le mamme, “Se fe u cattive i murte te mettene i carevùne ‘nda cavezette” (“se fai il cattivo i morti ti metteranno i carboni nella calza”). La tradizione ci tramanda anche un aneddoto legato al mare: i pescatori della città di Manfredi, il giorno dei morti, evitavano di uscire con le barche per il timore di pescare solo ‘I ciucchetelle’, ossa le vittime di naufragi.
Nella vicina Troia il paese si ritrova attorno alla processione, ai riti legati alla Chiesa dei Murticilli e alla tavola, con il tipico ‘cicc’cott’.
Questo dolce povero è il fil rouge che lega tra loro moltissimi comuni della provincia di Foggia: come Faeto, nel cuore dei Monti dauni, dove la Féte de lò mòre (Festa dei Morti), resta inalterata dalla notte dei tempi. Così come resta invariata la ricetta del grano cotto, nella sua versione ‘bianca’: grano tenero e granturco bolliti, zucchero o miele. Dopo la funzione religiosa, un corteo di bambini e bambine si snoda nelle vie del piccolo borgo: sfilano le ‘còcce de mòre’ (testa di morto), le zucche intagliate e illuminate, per fare tappa al cimitero dove, dopo la benedizione, verranno lasciate tutta la notte, fino a quando l’ultima scintilla sarà spenta.
Ed è nel buio della notte, mentre si affretta il passo verso casa, che una melodia si alza per farci compagnia. “This is Halloween, this is Halloween, Pumpkins scream in the dead of night. This is Halloween, everybody make a scene. Trick or treat ‘til the neighbors gonna die of fright. It’s our town, everybody scream. In this town of Halloween”.

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