Birra del Gargano, l’estate da bere

Come le schede di un atlante di botanica, le etichette delle Birre del Gargano sono un inno a spezie e aromi di fiori, a frutti e piante aromatiche di Puglia.
Coriandolo, ginepro, zagare, pepe rosa, timo, scorze di agrumi e albicocche mescolati al malto, al luppolo e al lievito: sono questi gli ingredienti di una ‘miscela’ gustosa che custodisce tutti i profumi e i sapori del Sud.
E’ qui, su un’affascinante terrazza panoramica naturale sul mare, in un angolo del Gargano, tra i più gettonati d’estate, che Vincenzo Ottaviano ha partorito una delle sue più affascinanti intuizioni.

In una bottiglia di birra, gli umori e le emozioni del Gargano.

Classe ’90, occhi verdi (ma forse anche turchesi, a seconda dell’intensità della luce!) e una inviaditissima acconciatura ‘beach waves’ (dice “non le do’ molta importanza”), Vincenzo è un moderno ‘alchimista’: fondendo le esperienze ereditate dalla sua famiglia (in particolare dai nonni paterni, Mimì e Lucia) con le scoperte maturate nei suoi viaggi oltreoceano (e incrociando, ad esempio, la passione per il surf con la cultura orientale), ha forgiato un vero e proprio ‘trabucco style’, che si percepisce con tutti e cinque i sensi e che ha sedotto schiere di esploratori, sportivi e vacationer.  Di tutto il mondo.

E’ una filosofia che Vincenzo alimenta anno dopo anno.
Dopo aver, infatti, lanciato tra i giovanissimi (e non solo) l’happy hour al tramonto sulle rocce, il giovane Ottaviano – con una laurea in Scienze Gastronomiche in tasca – si mette sulle tracce dei più ricercati mastro birrai d’Italia, per dare linfa a quel suo percorso professionale che marca stretto la ricerca e la valorizzazione della gastronomia di qualità.
La sua idea? Una ‘bionda’ che racconti, in un solo sorso, quella terra promessa, dove le onde – infrangendosi sulla costa – rilasciano odori insoliti e attraenti. La birra e il mare: un incontro di destini che si intrecciano all’ombra del Trabucco di San Nicola.
La prima Birra del Gargano è esattamente la sintesi di questo fortunato binomio: e così, come quelle soffici bolle d’aria montano e si infrangono sulla roccia grigia e nuda, io affondo le labbra nella schiuma che affiora dal mio boccale di vetro.
La sensazione è la stessa che provi quando ti lanci, senza troppi pensieri, in mare, in una giornata ventilata, e ti lasci accarezzare dalla brezza mentre l’acqua salata ti scivola sul viso: questa birra sa di agrumi e fiori, perfetta per gli umori dell’estate.
Succede che, tra i tavoli del ristorante fondato da nonno Mimì, ‘Bianca’ passa la prima prova d’esame: il sold out. Il passaparola è immediato.
Era l’agosto del 2015.

Gipsy brewing project

La promozione nella serie A delle fermentate a base di cereali servì per staccare il biglietto di andata (e ritorno) per altri birrifici: Vincenzo ha uno stile spiccatamente nomade e come lui anche le sue birre. Pulite nel gusto, ma selvagge nello spirito.
Ne sono testimonianza anche quelle successive: la Saison del Gargano (una bionda d’ispirazione belga con grano antico Saragolla e speziata con fiori di sambuco), la Gose (una birra sapida, dissetante e citrica, arricchita con buccia fresca del più antico limone locale), e poi ancora la Porto Galla (avvolgente e vellutata, una birra scura d’ispirazione anglossasone, con arancia candita e fave di cacao) e infine la Wild Gose, (affinata in legno e impreziosita dall’aggiunta di albicocche).
Da bere a pranzo, a cena o come aperitivo.

A questo ci pensa il fratello gemello: Domenico, lo chef del Ristorante ‘Al Trabucco’.
Le sue ricette di pesce e i piatti di crudo di mare sono perfetti in abbinamento con queste birre: “nessuna di loro è estrema nel sapore”, spiega Vincenzo.

Metti un agrumeto, i colori dell’estate e Bianca.

Questa ‘linea’ – ispirata ai colori e ai profumi della Montagna del sole – ha riscosso in questi anni un grande successo: merito anche delle etichette?
Non sarebbe uno sbaglio pensarla così, considerando quanto studio c’è stato dietro la lavorazione dei disegni. Vincenzo non ha lasciato davvero nulla al caso: è stato lui a chiamare l’artista cerignolano Lorenzo Tomacelli, per curare la grafica delle bottiglie. Lo stile pittorico dell’autore non ha fatto altro che esaltare quel connubio tra territorio e innovazione. La prima illustrazione (dal taglio retrò) racconta il tipico paesaggio garganico ispirato a un luogo reale: un orto della baia di Peschici.
Qui è dove nascono e si coltivano i sogni, qui è dove custodisci i ricordi d’infanzia e dove puoi mutarli in ambizioni: la ‘Linea Gargano’ è, semplicemente, un omaggio a questa terra.

E’ il momento di surfare!

Ma se ti chiami Vincenzo Ottaviano e vivi nel segno di ‘Un mercoledì da leoni’, e passeggi tra i tavoli con delle esotiche camice hawaiane, (perfetto mood da surfista), sai anche che quel fragoroso desiderio di scoperta va assecondato. Tenerife, Bali, Australia, California, Sri Lanka: sono solo alcune delle avventure del giovane founder, posti di una bellezza mozzafiato, dai fusi orari differenti, dalle tradizioni enogastronomiche opposte. Solo un comune denominatore: le onde. Vincenzo ha trascorso gli ultimi anni più su una tavola da surf che in macchina: su di lui l’oceano ha un fascino senza freni.
Ed è nata così la nuova linea di birre dedicata agli sport della tavola: una produzione in lattina, “più easy, decisamente minimal e giovanile”, commenta il giovane surfer.

La scopro pochi giorni fa: è sportiva nel gusto e nell’appeal. Perfetta nel contesto beach.
Sono luppoli dagli aromi erbacei ed esotici quelli che compongono le ultime nate in casa Gargano: la Epic Session Ipa e la Keller Loop sono d’ispirazione così dichiaratamente americana che al primo sorso mi sento proiettata in un universo parallelo.
Dove le rocce vulcaniche si sostituiscono alle baie bianche pugliesi e ci sono palme al posto dei pini d’Aleppo.
E’ una tiratura limitata e anche per questa ‘Surf Series’ si sente odore di ‘tutto esaurito’.

Sarà quello il momento in cui Vincenzo dovrà fare l’ennesimo salto di qualità: “ho avuto la fortuna di collaborare con mastri birrai di eccellenza, tutti nel centro-sud d’Italia, sono professionisti del settore che hanno curato nei minimi dettagli la mia birra gitana. Ma sono pronto a compiere un passo fondamentale: un impianto proprio qui, nel cuore del Gargano. Non si può essere zingari per sempre”.

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