Baciami piccino sulla bocca: Vico del Gargano è il borgo dell’amore

In Puglia, San Valentino ‘gioca d’anticipo’ e comincia quando Vico del Gargano inizia ad adornare di arance il trono del Santo patrono del borgo. Fa, tuttavia, più notizia nel giorno della festa, la folla che si accalca nel metro quadrato più fotografato del mese di febbraio: mentre, infatti, il protettore degli innamorati, schermato da una cornice di agrumi, lascia la navata della Beatissima Vergine Assunta per sfilare per le viuzze del centro storico, il Vicolo del Bacio – un sobrio e spoglio passaggio, ma carico di mistero e fascino, lungo circa 30 metri e largo 50 centimetri – diventa la tappa obbligatoria per le coppie che intendono giurarsi amore eterno. Per raggiungerlo basta seguire il percorso di alloro (e il profumo fruttato).
Ma perché San Valentino da oltre 400 anni solleva in questo paese così tanto clamore? Da secoli le generazioni si tramandano questo racconto: pare che mangiare le arance benedette dal Santo patrono o berne il succo – come un potente e favoloso elisir – esaudisca la sete e la speranza di una vita colma di gioia e felicità.

San Valentino
La statua di San Valentino, foto di Pasquale D’Apolito

“Giù la mascherina e baciami”

Non è solo il Natale il tempo dei sogni: il 14 febbraio segna sul calendario degli innamorati il culmine dei desideri. E quel minuscolo accesso, scavato nella roccia, amplifica – come se non bastassero già il tamtam mediatico e le strategie di marketing – quel vortice di sentimenti: è così che, ‘ostaggi’ delle favole, rapite dalle leggende e strette alla nostra dolce metà, quel bacio scambiato sotto l’arco, in un tiro di schioppo, diventa un post su Instagram acchiappa like.

Foto
In alto a sinistra e in basso a destra: momenti tratti dalla processione di San Valentino. Foto di Pasquale D’Apolito.

Ieri un corridoio anonimo tra le architetture medievali che impreziosiscono il cuore antico del borgo garganico, oggi un monumento d’amore: il Vicolo del Bacio è considerato da anni, oramai, un luogo benedetto per gli innamorati e il palcoscenico ideale per scambiarsi promesse d’amore, sotto lo ‘sguardo’ complice di San Valentino. E con l’orologio alla mano: l’operazione nel vicoletto tra i più famosi d’Italia dura una manciata di secondi perché, esattamente come accade al Louvre davanti alla Monna Lisa, il brusio della fila che attende è il segnale che dobbiamo lasciare il turno alla prossima coppia.
Nessuna impazienza, invece, lungo il tragitto che attraversa tutto il borgo antico: le strade sono strette, ma Vico è un autentico labirinto di pertugi, strettoie, archi, scalinate e stradine tortuose. Si passeggia con curiosità, spirito d’avventura, tensione emotiva: di giorno, la luce illumina le antiche mura che raccontano di fatti più o meno noti di storia, religione e arte, ma di notte quegli antichi portali chiusi ermeticamente con lucchetti e catenacci nascondono alla vista leggende e pezzi di un passato celato e confinato.

Sono questi i primi ingredienti di un turismo destagionalizzato: il Gargano, con i suoi borghi, apre le sue porte agli appassionati delle gite fuori porta, a chi si affida ai viaggi per ampliare i propri confini.
Vico, ad esempio, si lascia esplorare in lungo e in largo: dal punto più alto del promontorio – dove, appunto, si nasconde un suggestivo cuore di pietra di chiese, palazzi storici, ruderi e architetture nobili – al litorale, passando per gli arbusti secolari della Foresta Umbra, nella pineta, tra aranceti e uliveti, masserie e campagne.
A rapire lo sguardo ci pensa una ‘rassicurante’ palette cromatica: le sfumature care alla ‘terra’ – arancio, verde bosco, marrone fino all’avorio della sabbia – sono tutte attorno e pare di indossare un mantello che, d’inverno, fa piacere avvertire addosso. Sarà il libeccio a trasportare quella confortevole atmosfera dai campi – e dai frantoi – agli angoli del borgo dove artigiane, imprenditori agricoli, mastro fornai diventano portatori sani di semplicità e autenticità.

“La semplicità non è una cosa semplice”

A Vico del Gargano, in luoghi di lavoro pazienti ed essenziali, lontani dal caos cittadino, si portano avanti attività commerciali che insistono su rigore, armonia, valori: come quella a gestione familiare di Guido Cusmai, che con il fratello Daniele e il supporto pratico e teorico di papà Mimmo, nel cuore del Parco Nazionale del Gargano, in località Tarallo, si prende cura di una distesa a perdita d’occhio di ulivi secolari (e di un agrumeto a contatto con il mare). Un tour tra gli ettari di oliva ogliarola mette la parola fine ai tumulti del cuore: “Ho vagato in campagna alla ricerca di risposte a cose che non capivo”, attribuito a Leonardo da Vinci, questo pensiero esprime perfettamente che tipo di esercizio pratica la nostra mente quando si trova all’aria aperta, a contatto con la natura. Provare per credere.

La corrente turistica può e deve spingersi tra gli arbusti, i cespugli di rovi e ginepro, superare tappeti verdi incolti e raggiungere quel cordone di masserie bio alle porte di Vico dove si producono miele, marmellate, conserve, latticini. Un percorso audace e incalzante che ‘rischia’ di sedurti e rapirti: è il caso dell’esperienza wild nella fattoria di Michele Della Malva, che gestisce un’oasi di apicoltura biologica e dove lo stress è un concetto non pervenuto. Dall’alveare al laboratorio dove si degusta il miele appena raccolto (al sapore di eucalipto, millefiori, rosmarino, acacia, arancio, edera, more, mosto di fico) il passo è breve: è il vantaggio di incontrare persone spontanee e genuine. Esattamente come i loro prodotti.

Il mare d’inverno (non) è solo un film in bianco e nero visto alla TV

Una passeggiata sul litorale – a sette chilometri da Vico – quando la colonnina di mercurio segna dieci gradi fa bene all’umore: il campo visivo si concentra sui colori dell’acqua, sui profumi degli agrumi e sul rumore delle impronte lasciate sulla sabbia umida.
Il piccolo centro turistico di San Menaio riserva anche fuori stagione delle piacevoli sorprese: orlato dalla pineta, affacciato sul mare cristallino, dominata da una torre. E se sale l’acquolina, ci pensa Gianluca Ferraraccio, il re della paposcia, a placarla: lui, che è abituato a sfornare circa trecento focacce al giorno d’estate, è sempre pronto a cuocere alla vampa (nel forno a legna) quella tipica pantofola di farina e lievito che ha contribuito a rendere la cucina di Vico famosa nel panorama enogastronomico internazionale. “La Classica ha un gusto intramontabile: pecorino di Carpino e olio extravergine di oliva di produzione propria”. La addento e capisco perché ‘semplicità’, in questo angolo di Puglia, è un inno alla qualità.

Non si può salutare Vico del Gargano senza una ‘sostenuta’ scorta di sospiri: la tappa è al civico 93 di Corso Re Umberto dove Michele di Maria, nella storica pasticceria di famiglia, ha messo da parte, per soddisfare la mia irrefrenabile fame, una dozzina di dolci della sposa (qui vanno a ruba tutto l’anno). Glassati, aromatizzati alla vaniglia (l’originale), al cioccolato, al pistacchio alla fragola, al limone, all’arancio – e legati (anche loro) a una leggenda legata alle nozze di Lucrezia Borgia – queste tradizionali sfere di pan di Spagna sono il piatto forte di ogni festività vichese.
Ma anche la ciliegina sulla torta di una giornata spensierata: torno a casa con una valigia colma di allegria, di cose belle, di esperienze inedite, di amicizie nuove.

2 risposte

  1. Grazie per questo articolo su San Valentino a Vico del Gargano . Lo trovo completo ed esaustivo nell illustrare le caratteristiche di un evento molto significativo ed importante di un paese garganico , che ha molte potenzialità non sempre valorizzate dalle amministrazioni locali !

    1. Grazie Amalia per aver dedicato del tempo alla lettura del mio articolo. Vico è un ‘presepe’ di una bellezza rara, da apprezzare sia d’estate sia d’inverno. Un caro saluto!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati