Quando maggio si gode il Forte

Appunti di viaggio

È diventato una sorta di gioco, per me, far diventare casa il luogo di vacanza: da qualche tempo, cioè, l’euforia della scoperta (che sento di avere nel mio dna), e che riservo anche alle fughe romantiche, lascia spazio a una piacevolissima ricerca della ‘comfort zone’, che si traduce nel ricreare ovunque un circuito di abitudini ‘rassicuranti’.
L’esperienza si è riproposta a maggio, quando sono ritornata a Forte dei Marmi.
L’ho ritrovata esattamente come l’avevo lasciata due primavere fa: seducente, ma senza eccessi, rilassante, ma per niente noiosa, e accogliente, come a scacciare dai pensieri i duri mesi di lockdown. Il vero lusso della stagione? Per me la lentezza. Mentre tutto attorno si prepara per il boom estivo, io cerco la pace.

In agenda…

Fui sedotta e stregata dalla perla della Versilia tre anni fa. Fu amore a prima vista: ritornarci, per trascorrere semplicemente dei giorni di relax in famiglia mi è sembrata subito un’ottima idea. Come quella di ripercorrere le stesse tappe dell’ultima volta: la colazione al bar, la passeggiata tra i viali, il pranzo al mare, le letture in giardino, lo shopping nelle boutique del centro, l’aperitivo al tramonto e la cena in casa, ma solo dopo aver fatto tappa in gastronomia per ritirare il rosato del cuore e nella gelateria più frequentata di Forte per un strappo alla dieta (con il cono alla cioccolata, a fine pasto) che mette tutti d’accordo. Pausa, cuore, tradizione: le mie keyword.

Il mattino ha l’oro in bocca

Vado a dormire sognando il momento preferito della giornata: la colazione.
Mia cognata, un’intenditrice delle specialità toscane, non ha dubbi e mi dirige verso le sfogliatelle farcite del Bar Principe. Un must tra i fortini. Così come le macedonie del Giardino: io vado pazza per la coppetta ai frutti rossi.
L’appuntamento è alle 7.30, quando la piazzetta dorme ancora e ai tavolini siedono solo sportivi e mattinieri, come la sottoscritta, camminatrice seriale.
Può una macedonia essere golosa? Quella del bar di via Stagi si: è fresca e dolce al punto giusto. Da dieci e lode. Mi piace abbinarla a un bicchiere di bevanda fredda, magari alla soia, e tre (sempre e solo tre) biscottini di frolla. Servizio veloce e gentilezza garantita. Per me conta molto: anche in vacanza non amo ‘sprecare’ il tempo. E dopo aver gustato il ‘qui e ora’ è il momento di rimettersi in marcia, verso casa, per un’oretta di relax all’ombra della magnolia.
Il quartiere di Roma imperiale (dove soggiorniamo questa estate) dista dal dehor del Giardino un paio di chilometri e nel tragitto di ritorno mi riservo ancora qualche altra manciata di ‘coccole’: una lunga sosta in edicola, per rifornire il salottino di quotidiani e magazine, e una brioche da Aldo (garantita da un’amica!), da condividere con mio marito. In vacanza credo di sentirmi più legittimata a fare uno strappo alle regole: tempi slow e qualche caloria in più. Il cibo, estasi e tormento. Me lo ricordo (a malincuore) solo davanti allo specchio.

La mia oasi di relax

In un velocissimo giro di valzer, che mi ha portato in centro tra le boutique alla ricerca del bikini più gettonato della stagione, mi ritrovo pronta per la passerella del bagno La Fenice, dove Stefania ci dà il suo caloroso benvenuto, riservandoci chiacchiere e gesti affettuosi. L’ospitalità qui è garantita: questa fetta di litorale appartiene alla sua famiglia dal 2006 e il Bagno (sul lato di ponente del Lungomare italico al numero civico 62) è l’esatta proiezione dei titolari. Per cui, è assolutamente plausibile sentirsi come a casa dopo solo pochi minuti.
Mentre scrivo, la stagione è appena alle porte eppure qui è già tutto allestito: dalle tende sulla spiaggia con gli arredi in bamboo al gazebo vista Tirreno riservato al pranzo, elegante ma non troppo formale, rilassante ma dinamico (complice uno staff giovane e preparato), per gustare le specialità della cucina di pesce, i crudi e i primi piatti della tradizione versiliese. Un calice di Franciacorta in riva al mare ha il sapore della felicità: non ho dubbi a riguardo.
E mentre sorseggio le mie bollicine e mio nipote si rotola sulla sabbia in attesa dei suoi amati ciccioli, a mezzogiorno in punto la cucina del ristorante sforna prelibatezze e leccornie: quando passano fumanti, le panzanelle fritte (il cugino dello gnocco romagnolo) puoi ‘avvertirle’ anche a km di distanza. Sono appena trascorse le 12, ma io sono già sedotta (e abbandonata al mio stomaco).
Cosa ho apprezzato? Con gli occhi le lasagnette ai ricci e gli spaghetti alle vongole, con il palato la mia delicata ombrina al forno, seconda a nessuno. Tocco finale è la coppa alla crema con cucchiaiate di fragole. Alta qualità.

Lascio spazio ora alle chiacchiere post pranzo e giro la poltroncina verso il sole. E il gioco è fatto. In sottofondo solo il rumore delle onde che oscillano verso la riva.
E il profumo del caffè, che serve per sfumare l’ebrezza del prosecco. Smaltita quella è il turno dello sport: non per me, io mi limito a applaudire quel piccolo fenomeno di mio nipote che ad appena 6 anni sa già come instaurare il giusto feeling con il suo istruttore di tennis.
E così mentre lui è impegnato con le lezioni al club di via Battisti, io lo seguo divertita dai divanetti: la ‘curva’ (la sua famiglia) lo acclama. Intanto, mi guardo attorno e scopro con enorme piacere quanto questo posto mi sia già diventato familiare. E’ confortevole, poco rumoroso e con tutti i servizi del caso: a cominciare dal bar. A Forte dei Marmi non c’è nulla ‘fuori posto’. È la specialità della ‘casa’ e il segreto del successo.

Me ne accorgo anche quando nel tardo pomeriggio, dopo un passaggio in villa e un cambio di outfit, mi dirigo verso il centro per ‘procacciare’ la cena. Mentre mia cognata si affida alle scelte di Pesce Baracca (copio e incollo dal web, “Pietanze di mare, anche in versione street food, in un ristorante curato con zona adibita a pescheria”) io mi occupo della gastronomia. Non ho dubbi a riguardo: la salumeria Dai Parmigiani è il mio market preferito per il take away con sfizi, pietanze gourmet e l’imbarazzo della scelta. Quello che non sfugge mai al mio occhio-radar sono i primi a base di cereali: riso rosso, integrale, basmati con pesce, insalata di farro o cous cous vegetariano. Da vere intenditrici. Ma il baccalà con ceci vince a mani basse. Lascio soddisfatta la salumeria (che somiglia in realtà più a un’enoteca di lusso) e passeggio attorno al Fortino con il mio sacchetto rigato.

Come? Mi state chiedendo se è arrivato il momento dello shopping? Si, senza troppi tentennamenti: alle 19.30, mentre la piazzetta è un’esplosione di musica anni ‘60 e fiumi di spritz (nel rispetto delle norme anti covid), le saracinesce si abbassano.
Varco il cancello e espongo l’asporto in cucina come una coppa da Champions League.
La giornata termina sul divano, con una tisana dopo pasto. E la programmazione per l’indomani, sempre all’insegna del lusso della semplicità.

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